Il Marco Polo si racconta

Estate 1983

Chi l’avrebbe mai detto che una sola persona sarebbe stata capace di stravolgere un’intera esistenza e di lasciare un vuoto enorme? In una sola estate possono cambiare tante cose. Nei piccoli paesini italiani l’aria è calda e le persone sono sincere e un po’ monotone’. Poi ad un tratto arriva quella persona, che ti fa assaporare quel sentimento che ti consuma e che mai avresti pensato di provare o di ricevere. Inizia tutto così velocemente da non permetterti di renderti conto di cosa stia per arrivare e di quale bellezza ti stia per travolgere. Sono emozioni semplici, ma al tempo stesso uniche ed indimenticabili, capaci di stravolgere ogni cosa e di lasciare un segno indelebile dentro di noi.  Incontriamo tutti una persona che ci appartiene, destinata a trovarci e a raggiungerci in un momento inaspettato e che ci farà vivere un sogno e, anche quando se ne sarà fisicamente andata, sarà sempre con noi. Arriva indiscreta, ci studia e cerca di comprenderci a fondo e lo stesso facciamo noi carcando di sperimentare, conoscere ed esplorare quelle parti di noi che credevamo inesistenti. A questa persona diamo il meglio, diamo tutto ciò che di più bello abbiamo da offrire e lo stesso ci viene dato in cambio. Sono storie di un amore poetico e travolgente, coraggioso, fatto di passione pura ed incontaminata e al tempo stesso devastante. Il dolore provato quando tutto finisce è indescrivibile. Sembra di essersi risvegliati in un altro mondo, senza mai smettere di pensare a ciò che abbiamo vissuto e a quanto siamo stati fortunati ad averlo ricevuto, nonostante sia durato per troppo poco tempo.
È la storia di Elio ed Oliver. Un bacio, tanto rubato quanto desiderato, può aprire la porta per una vita nuova, straordinaria, nella quale si sta così bene che il tempo passa in un batter d’occhio. I pomeriggi trascorsi sotto il sole estivo, a fare passeggiate in bici o a nuotare al lago sono quei momenti che durano per sempre. Una semplicità che ti fa innamorare, quei momenti brevi ma eterni, poiché mai dimenticati, in cui tutto ciò di cui ti importa è quella persona, grazie alla quale scopri te stesso. Eppure, dopo tanti anni non sembra essere cambiato niente, un incontro casuale sul treno o in un locale e la fiamma si riaccende. È tutto come prima. Gli anni trascorsi diventano anni da raccontare, senza far caso ai cambiamenti o quello che può essere successo durante questo arco di tempo. Si sono rincontrati e non è cambiato nulla. I ricordi sono rimasti, la memoria è stata conservata e il sentimento non se ne è mai andato. Vorrei trovare il mio Oliver così come Elio ha trovato il suo. Vorrei trovare quella persona che mi faccia sentire viva e alla quale potrò solo dire grazie per quello che mi ha regalato, una persona capace di darmi tutto e alla quale io possa dare tutto a mia volta. È stata la loro storia, ma è anche la nostra. Si sono raccontati e al tempo stesso hanno raccontato una parte di noi. Loro sono noi.

(Giada Amoruso, 3D)

A te, Amica mia…

Ho scavato a lungo nella miniera ed ho finalmente trovato i diamanti, così come nella vita ho incontrato lei… una persona dal pensiero filosofico e ragionevole, dal cuor gentile ed immenso, con la faccia limpida e graziosa, dagli occhi cristallini, mittenti d’emozioni. Una guerriera di quelle che lottano e vanno avanti, nonostante sia stata colpita da proiettili recanti dolore. Una ragazza che ha il coraggio di proseguire il cammino e al contempo paura di farlo.
Una cosa che mi ha insegnato, e ce ne sono tante, è il fatto di resistere ad ogni frattura del cuore, che porterà solamente a rafforzare la propria personalità, oppure il fatto di non arrendersi e stringere i denti se si pone davanti a te un muro insormontabile.
Siamo abbastanza distanti, tanto quanto basta per vederci solamente a scuola, eppure abbiamo stretto un rapporto intenso. Ci siamo sempre dati una mano a vicenda.
L’amicizia è verosimilmente un grado di parentela stretto, è un mondo a cui confidare i propri segreti con la sicurezza che questi rimangano là come una specie d’archivio che quando vuoi puoi sempre ritirarli fuori. È un mondo con regole ben precise: si basa su una “Costituzione” in cui alla base ci devono essere “rispetto”, “fiducia”, “onestà”, “altruismo”, “valore”, e che, invece, condanna “inaffidabilità”, “rivalità”, “egoismo”, “tradimento” con pene dirette ed incisive.
Lei ha sempre rispettato questa “Costituzione”, perciò ho sempre avvertito quella sensazione di evasione dai problemi sociali, così come avrebbe voluto fare Dante esattamente con i suoi amici.
Continuo a pensare a tutte le risate che ci siamo fatti alle 3 di notte quando ci mandavamo messaggi su Whatsapp, oppure quando ci facevamo delle videochiamate anche semplicemente per aiutarci con lo studio, a fare i compiti, e finiva sempre che perdevamo tutto il pomeriggio a chiacchierare. In fondo è proprio l’amicizia ad aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi, perché senza questa sarebbe sempre in agguato il pericolo che i nostri pensieri possano iniziare a girovagare in un circolo vizioso, che finirebbe per portarci ad essere incapaci di ascoltare il resto del mondo.
Mi ha sempre ascoltato e regalato emozioni, senza un briciolo di finzione o fallacia. Spero di essere stato chiaro. A te, Amica mia.

(Mirco Nelli, 3D)

Avrei voluto capirlo prima

Hey, come va?
Bene? Menomale dai!
Vorrei dirti delle cose.
Tranquilla, non pensare subito al peggio. Non devi per forza ascoltare tutto ciò che ti voglio dire. Prima di tutto, devi sapere che sei fantastica così come sei. Potrà sembrarti scontata come cosa da dire, ma va sempre ricordata. Comunque, se provi anche solo a pensare il contrario oppure cerchi di cambiare solo perché qualcuno te lo ha detto, ti vengo a prendere e ti tiro le orecchie. Devi sempre essere fiera di quello che sei, perché vai benissimo così.
Come dici? Vuoi cambiare perché sennò nessuno ti vuole?
Dimmi una cosa: preferisci stare da sola oppure mischiarti a quel gruppo? Stare con quelle persone che non hanno idee e seguono la massa, si comportano da stupidi perché gli altri lo fanno e rischiano di farsi del male per sentirsi fighi? Ho ragione o no, a dire che è meglio stare da soli ed in salute? Ma poi, dimmi, ti senti veramente sola?  Non c'è la tua famiglia che ti supporta e ti sta dietro e se anche litighi qualche volta, ti vuole bene comunque?
Hai ancora quel libro che devi finire? Perché non lo leggi? Non siamo mai soli veramente se c'è un po' di fantasia in cui rifugiarsi. Ma questo lo abbiamo sempre saputo. Sei, sono, siamo cresciute in questo modo: con la famiglia che ci aiutava e con quel mondo irreale che abbiamo costruito per non sentirci sole. Non sei sbagliata, io non sono sbagliata, nessuno è sbagliato. Siamo tutti perfetti così.
Se potessi tornare indietro, direi queste cose a me stessa, parole che avevo bisogno di sentirmi dire più spesso, ma che udivo raramente. Non mi pento di come sono ora, solo che avrei voluto capirlo prima.

(Alice Maestrini, 3H)

San Patrignano, una bella storia

Qualche giorno fa, mi è venuto in mente di guardare qualche film o serie tv, giusto così… per rilassarmi.
Avevo già visto sui social che si parlava di una serie tv presente su Netflix,… serie che ha scatenato diverse discussioni. La serie in questione è “Sanpa”, documentario che racconta la storia della comunità Di San Patrignano.
Sono sempre stato incuriosito e affascinato dai documentari, quindi ho deciso di guardare questa serie di 5 puntate. Devo ammetterlo, questa visione mi ha fatto conoscere una bella storia della quale non avevo mai sentito parlare prima e mi ha fatto riflettere veramente su come le persone a volte si trovino al limite tra la vita e la morte per vari motivi.
Si parla di quella che è stata, ed è, una tra le comunità di recupero per tossicodipendenti più grandi in Europa. Una comunità fondata da Vincenzo Muccioli, che l’ha guidata fino alla sua morte prendendosi cura dei tossicodipendenti, che intorno agli anni ‘70 erano considerati dalla società italiana solo come degli emarginati che dovevano essere esclusi da tutto perché irrecuperabili.
Nel documentario ci sono molte interviste e testimonianze di ex-ospiti della comunità. Persone che sono riuscite a salvarsi dalla morte. Persone che sono riuscite a ricostruirsi una nuova vita, all’interno della comunità o all’esterno, ma dopo un lungo periodo vissuto a San Patrignano. Tutti raccontano di Vincenzo Muccioli; lo descrivono come una persona che li ha accolti e che è riuscito a fargli superare anche i momenti di crisi dovuti all’astinenza dall’eroina e dalla cocaina.
Mi ha colpito, in particolare, il fatto che i rapporti con i genitori e le famiglie si interrompevano anche per molto tempo; le testimonianze di alcune mamme sono veramente forti. La droga non distruggeva solo chi ne faceva uso, ma anche i genitori dei ragazzi che dovevano dare tanti soldi ai loro figli che spesso diventavano violenti a causa dell’astinenza.
Erano anni molto duri in tutto il Paese, anni di instabilità politica, di attentati a politici e magistrati; anni complessi.
In questi giorni, dopo l’uscita della serie, ho letto tesi molto contrastanti su come il documentario racconti la vita a San Patrignano.
Anche in passato ci sono state opinioni differenti e critiche circa i metodi di Muccioli per il recupero dei tossicodipendenti; molti non approvavano i suoi metodi e infatti c’è stato anche un lungo processo.
Quello che mi è arrivato e ho capito è che questi ragazzi dipendenti dalle droghe si isolavano completamente fino ad arrivare alla morte; loro vedevano nella figura di Vincenzo Muccioli un santo, un salvatore, dal quale avrebbero accettato tutti i metodi di recupero possibili, anche se molto duri, metodi che avrebbero permesso loro di poter tornare ad essere delle persone dignitose e felici di far parte di una vera comunità.
Ci si può salvare sempre, se lo si vuole veramente.

(Niccolò Brunori, 3D)

Quelli di una volta

Avete mai sentito gli anziani dire che “i giovani di oggi non sono più come quelli di una volta”? Magari sull’autobus, in tramvia o semplicemente quando andate a fare una passeggiata fuori? A volte si sentono queste persone lamentarsi di come la gioventù odierna sia diversa e “peggiore” di quella di una volta.
Il problema però non è questo: il problema è l’ipocrisia perché queste sono le stesse persone che si permettono di essere maleducati con i ragazzi più giovani e trattarli come vogliono.
Mi è capitato un po’ di tempo fa di essere andata a fare la spesa: ero per conto mio, avevo tante cose da imbustare e quindi ci stavo mettendo un po’ di tempo, quando un signore “diversamente giovane” si è rivolto a me in modo arrogante e sgarbato per dirmi che dovevo sbrigarmi.
Perfino la commessa si è sentita in dovere di difendermi. Chissà quali impegni improrogabili avrà mai avuto questo pensionato al quale ho fatto perdere ben 2 minuti di tempo…
Ma anche se avesse avuto degli impegni importantissimi, niente giustifica la maleducazione e la prepotenza. Penso che la maleducazione sia un tratto di una persona che esiste a prescindere dall’età.
Anche se dietro di me avessi avuto la persona più importante del mondo, non avrebbe comunque avuto il diritto di trattarmi male.
Alcuni anziani si lamentano dei giovani, che non hanno voglia di imparare niente da loro e dalla loro ricca esperienza… e sarebbe questo atteggiamento arrogante quello che vorrebbero insegnarci?
La mancanza di rispetto sembra essere di moda ed è presente non solo nelle nuove generazioni, ma anche nelle vecchie.
Il rispetto per il prossimo è un valore che sta alla base di una società civile e dovrebbe essere insegnato fin da bambini sia in famiglia che a scuola e nei luoghi di lavoro.
Purtroppo, è l’egoismo il valore che si impara per primo, l’intolleranza regna sovrana e ognuno cerca di prevalere sul prossimo.

(Ilaria Pesciullesi, 4C)

Calcio, metafora di vita

Calcio, il mio sport!! Lo sport di tanti. Calcio, uno degli sport più amati, lo sport di tutti. Gioco a calcio da quando ero molto piccolo e da quel mio primo giorno di tanto tempo fa non ho più smesso. Ricordo ancora l’emozione di quando sono entrato per la prima volta in quel campo verde che ancora oggi mi affascina e mi tiene in tensione ogni volta che, insieme alla mia squadra, mi preparo per una partita.
In questo periodo il calcio è in standby. Ma tranquilli, tornerà e tornerà ancora più avvincente!
Durante tutti questi anni ho avuto molti infortuni, un gomito, una tibia… ma niente è riuscito a farmi abbandonare questo sport; anzi, sono riuscito ad apprezzarlo ancora di più grazie a tutte queste cadute. Rientrare dopo un infortunio ti fa sentire forte.  Mi piace fare calcio e mi piace anche vedere il calcio; andare allo stadio insieme agli amici, seguirlo in Tv… e proprio mentre guardo in televisione giocare la mia squadra o le altre squadre, mi viene spesso di fare il confronto tra noi “dilettanti” e i giocatori “veri”, quelli pagati per giocare, che purtroppo non sempre si impegnano abbastanza.
Quando penso al calcio, penso a parole come FRATELLANZA, EMPATIA ma anche COMPETIZIONE, RABBIA, GIOIA e soprattutto PASSIONE. Parole che racchiudono la mia esperienza di calcio, parole di vita. Sembrerò un po’ banale o un po’ sdolcinato ma alla fine il calcio mi ha stravolto la vita e me l’ha cambiata in meglio, perché alla fine il calcio è un po’ come una metafora di vita, si casca tante volte, ma ci si rialza migliori e più forti.
Ho avuto tanti compagni di squadra, tanti ragazzi come me, tanti ragazzi della mia età e da ognuno di loro ho imparato qualcosa che mi ha arricchito come persona. Tanti compagni, tanti ragazzi che porterò sempre nel mio cuore e di cui non mi scorderò mai perché abbiamo vissuto giorni indimenticabili, da soli, soli con il nostro MISTER.
C’è e ci sarà sempre tanta competizione in questo sport, ma ciò che ho capito è che si può aspettare, sì aspettare, perché arriverà sempre il nostro momento.
Non ci resta che sorridere.

(Niccolò Brunori, 3D)

Ma questa è fantascienza?

Spazio e tempo: i due fondamenti della realtà, le due dimensioni certe, sicure e conoscibili mentre la terza, che trascende il nostro sapere, ce la possiamo solo inventare. Del tempo sappiamo che è incontrollabile, una forza potentissima che agisce autonomamente e perfettamente immacolata e vergine dal tocco umano. Allora ci siamo appropriati di ciò che restava: lo spazio, pretendendone sempre di più, espandendoci perfino fuori dai confini della terra, occupando ogni singolo angolino. Spazio e tempo non sono solo ciò sui cui si basa la nostra realtà, ma anche le altre migliaia di mondi esistenti in un universo parallelo creato da nostri simili: la fantascienza. Fantascienza, fantasia e scienza, quindi immaginazione ma anche verità, concetti opposti ma che assurdamente si uniscono e che ci raccontano di realtà alternative, spazio e tempo che coesistono ai nostri. Ma non solo coesistono nella realtà effimera del lettore, così come fanno tutti i libri, compiono un'azione differente: creano un futuro, principalmente distopico o utopico. Distopia ed utopia, due sostantivi che vanno al di fuori della nostra realtà e del nostro presente, non sinonimi ma neanche contrari, semplicemente esempi di spazio e tempo diversi dai nostri. Che poi di utopia in alcuni casi non ne possiamo neanche parlare perché la grande differenza dal genere fantasy, per esempio, sta proprio nel tempo: il futuro è qualcosa di imprevedibile e nella sua narrazione non c'è mai qualcosa di strettamente utopico e irrealizzabile bensì è sempre presente l'elemento veritiero o, quantomeno, verosimile. Per questo, forse, preferisco i romanzi fantascientifici perché, la realtà lì descritta e la nostra non sono così lontane come sembrano, in quanto ciò che noi chiamiamo presente in realtà non esiste, o meglio, esiste invisibilmente in un frammento di tempo microscopico incomprensibile alle nostre capacità che vive nel mezzo dell'immensità del passato e del futuro. La definizione stessa di realtà è labile, mutevole e intercambiabile di persona in persona. Per questo motivo ciò che offre la fantascienza non si riduce soltanto a fantasia e utopia pura; così come ogni altra cosa che specula sull'avvenire. A volte, anzi, i futuri che offre la fantascienza sono addirittura preferibili a ciò che sembra prospettarsi per l'umanità.

(Gaia Pisanello, 3M)