Cronache dalla Scuola al tempo del Coronavirus

Vogliamo costruire un racconto collettivo di come il mondo della scuola sta vivendo l'emergenza Coronavirus, una sorta di diario a staffetta in cui insegnanti, studenti, genitori, personale Ata e preside si alternano nel racconto di quello che stiamo provando, delle nostre preoccupazioni, delle nostre speranze.
Vorremmo realizzare un documento sul tempo che stiamo vivendo, dove parlare del presente, ma anche di come uscire da questa fase, di come sentiamo che questa esperienza ci sta cambiando, di quello che pensiamo di fare dopo. Crediamo che esprimere quello che sentiamo potrebbe esserci di grande aiuto in questo momento.

Chiunque voglia partecipare può scrivere un breve testo e inviarlo a 
vicepresidenza@ittmarcopolo.edu.it

Verrà pubblicato qui di seguito, all'interno di questo spazio

Hey, come va?
Bene? Menomale dai!
Vorrei dirti delle cose.
Tranquilla, non pensare subito al peggio. Non devi per forza ascoltare tutto ciò che ti voglio dire. Prima di tutto, devi sapere che sei fantastica così come sei. Potrà sembrarti scontata come cosa da dire, ma va sempre ricordata. Comunque, se provi anche solo a pensare il contrario oppure cerchi di cambiare solo perché qualcuno te lo ha detto, ti vengo a prendere e ti tiro le orecchie. Devi sempre essere fiera di quello che sei, perché vai benissimo così.
Come dici? Vuoi cambiare perché sennò nessuno ti vuole?
Dimmi una cosa: preferisci stare da sola oppure mischiarti a quel gruppo? Stare con quelle persone che non hanno idee e seguono la massa, si comportano da stupidi perché gli altri lo fanno e rischiano di farsi del male per sentirsi fighi? Ho ragione o no, a dire che è meglio stare da soli ed in salute? Ma poi, dimmi, ti senti veramente sola?  Non c'è la tua famiglia che ti supporta e ti sta dietro e se anche litighi qualche volta, ti vuole bene comunque?
Hai ancora quel libro che devi finire? Perché non lo leggi? Non siamo mai soli veramente se c'è un po' di fantasia in cui rifugiarsi. Ma questo lo abbiamo sempre saputo. Sei, sono, siamo cresciute in questo modo: con la famiglia che ci aiutava e con quel mondo irreale che abbiamo costruito per non sentirci sole. Non sei sbagliata, io non sono sbagliata, nessuno è sbagliato. Siamo tutti perfetti così.
Se potessi tornare indietro, direi queste cose a me stessa, parole che avevo bisogno di sentirmi dire più spesso, ma che udivo raramente. Non mi pento di come sono ora, solo che avrei voluto capirlo prima.

(Alice Maestrini, 3H)