Cronache dalla Scuola al tempo del Coronavirus

Vogliamo costruire un racconto collettivo di come il mondo della scuola sta vivendo l'emergenza Coronavirus, una sorta di diario a staffetta in cui insegnanti, studenti, genitori, personale Ata e preside si alternano nel racconto di quello che stiamo provando, delle nostre preoccupazioni, delle nostre speranze.
Vorremmo realizzare un documento sul tempo che stiamo vivendo, dove parlare del presente, ma anche di come uscire da questa fase, di come sentiamo che questa esperienza ci sta cambiando, di quello che pensiamo di fare dopo. Crediamo che esprimere quello che sentiamo potrebbe esserci di grande aiuto in questo momento.

Chiunque voglia partecipare può scrivere un breve testo e inviarlo a 
vicepresidenza@ittmarcopolo.edu.it

Verrà pubblicato qui di seguito, all'interno di questo spazio

Qualche giorno fa, mi è venuto in mente di guardare qualche film o serie tv, giusto così… per rilassarmi.
Avevo già visto sui social che si parlava di una serie tv presente su Netflix,… serie che ha scatenato diverse discussioni. La serie in questione è “Sanpa”, documentario che racconta la storia della comunità Di San Patrignano.
Sono sempre stato incuriosito e affascinato dai documentari, quindi ho deciso di guardare questa serie di 5 puntate. Devo ammetterlo, questa visione mi ha fatto conoscere una bella storia della quale non avevo mai sentito parlare prima e mi ha fatto riflettere veramente su come le persone a volte si trovino al limite tra la vita e la morte per vari motivi.
Si parla di quella che è stata, ed è, una tra le comunità di recupero per tossicodipendenti più grandi in Europa. Una comunità fondata da Vincenzo Muccioli, che l’ha guidata fino alla sua morte prendendosi cura dei tossicodipendenti, che intorno agli anni ‘70 erano considerati dalla società italiana solo come degli emarginati che dovevano essere esclusi da tutto perché irrecuperabili.
Nel documentario ci sono molte interviste e testimonianze di ex-ospiti della comunità. Persone che sono riuscite a salvarsi dalla morte. Persone che sono riuscite a ricostruirsi una nuova vita, all’interno della comunità o all’esterno, ma dopo un lungo periodo vissuto a San Patrignano. Tutti raccontano di Vincenzo Muccioli; lo descrivono come una persona che li ha accolti e che è riuscito a fargli superare anche i momenti di crisi dovuti all’astinenza dall’eroina e dalla cocaina.
Mi ha colpito, in particolare, il fatto che i rapporti con i genitori e le famiglie si interrompevano anche per molto tempo; le testimonianze di alcune mamme sono veramente forti. La droga non distruggeva solo chi ne faceva uso, ma anche i genitori dei ragazzi che dovevano dare tanti soldi ai loro figli che spesso diventavano violenti a causa dell’astinenza.
Erano anni molto duri in tutto il Paese, anni di instabilità politica, di attentati a politici e magistrati; anni complessi.
In questi giorni, dopo l’uscita della serie, ho letto tesi molto contrastanti su come il documentario racconti la vita a San Patrignano.
Anche in passato ci sono state opinioni differenti e critiche circa i metodi di Muccioli per il recupero dei tossicodipendenti; molti non approvavano i suoi metodi e infatti c’è stato anche un lungo processo.
Quello che mi è arrivato e ho capito è che questi ragazzi dipendenti dalle droghe si isolavano completamente fino ad arrivare alla morte; loro vedevano nella figura di Vincenzo Muccioli un santo, un salvatore, dal quale avrebbero accettato tutti i metodi di recupero possibili, anche se molto duri, metodi che avrebbero permesso loro di poter tornare ad essere delle persone dignitose e felici di far parte di una vera comunità.
Ci si può salvare sempre, se lo si vuole veramente.

(Niccolò Brunori, 3D)