Cronache dalla Scuola al tempo del Coronavirus

Vogliamo costruire un racconto collettivo di come il mondo della scuola sta vivendo l'emergenza Coronavirus, una sorta di diario a staffetta in cui insegnanti, studenti, genitori, personale Ata e preside si alternano nel racconto di quello che stiamo provando, delle nostre preoccupazioni, delle nostre speranze.
Vorremmo realizzare un documento sul tempo che stiamo vivendo, dove parlare del presente, ma anche di come uscire da questa fase, di come sentiamo che questa esperienza ci sta cambiando, di quello che pensiamo di fare dopo. Crediamo che esprimere quello che sentiamo potrebbe esserci di grande aiuto in questo momento.

Chiunque voglia partecipare può scrivere un breve testo e inviarlo a 
vicepresidenza@ittmarcopolo.edu.it

Verrà pubblicato qui di seguito, all'interno di questo spazio

L'avvento inaspettato di una particella di materia ha cambiato per sempre le nostre vite. La normalità è diventata eccezione. Anche il semplice uscire di casa ha un retrogusto particolare, come un piatto raffinato che difficilmente hai la possibilità di degustare. Ho imparato ad apprezzare le piccole cose, a dare il giusto valore ai particolari. Tutto attorno a me è cambiato, sono cambiato anche io. Basta essere superficiali, non voglio più essere lo spettatore della mia vita: una vita passiva, dipinta di grigio. Voglio diventarne il protagonista, scrivere la mia storia con sudore, anche fallendo, cadendo, ma rialzandomi sempre. Finora non mi è mai mancato niente, ho sempre avuto tutto. I miei genitori mi hanno sempre accontentato, non perché lo meritassi, ma per rendermi felice. La soddisfazione? I meriti? Sempre lasciati agli altri, solo la cornice di un quadro, lo sfondo rispetto al primo piano. Basta aggrapparsi agli altri per rimanere a galla, scegliere la via più facile per raggiungere il minimo indispensabile. Serve un cambio di rotta, responsabilità e autonomia come mete. Sono dell'idea che cambiare non equivale a migliorare, tuttavia per migliorare è necessario cambiare. Un cambiamento radicale, che parte dal pensiero e giunge all’azione. Voglio diventare fiero di me, di quello che farò, di quello che sarò, rendere orgoglioso chi mi ha sempre voluto bene e mi è stato vicino: quella sarà la mia vittoria. Ho deciso, però, di tenere quel vestito che per tanti anni è stata la mia pelle, quel vestito sporco, sgualcito e strappato. L'ho piegato accuratamente e riposto nell'armadio. Arriverà il giorno in cui lo ritirerò fuori, non per indossarlo, ma per ricordarmi chi ero e apprezzare ancora di più quello che sarò diventato.

(Marcello Consigli, 5B)