Cronache dalla Scuola al tempo del Coronavirus

Vogliamo costruire un racconto collettivo di come il mondo della scuola sta vivendo l'emergenza Coronavirus, una sorta di diario a staffetta in cui insegnanti, studenti, genitori, personale Ata e preside si alternano nel racconto di quello che stiamo provando, delle nostre preoccupazioni, delle nostre speranze.
Vorremmo realizzare un documento sul tempo che stiamo vivendo, dove parlare del presente, ma anche di come uscire da questa fase, di come sentiamo che questa esperienza ci sta cambiando, di quello che pensiamo di fare dopo. Crediamo che esprimere quello che sentiamo potrebbe esserci di grande aiuto in questo momento.

Chiunque voglia partecipare può scrivere un breve testo e inviarlo a 
vicepresidenza@ittmarcopolo.edu.it

Verrà pubblicato qui di seguito, all'interno di questo spazio

La vita spesso ci mette davanti a sfide, positive o negative che siano, ma che comunque ci lasciano qualcosa. Per indole e carattere non mostro mai un’emozione, se non, in alcuni casi, a qualcuno vicino a me come i miei genitori o i miei più cari amici. È difficile sapete? Crescendo sto capendo che le emozioni sono ciò che mi rendono viva, sono io e non sarà mai possibile staccarmi da esse e dai miei ricordi.
“Yas ma tu sorridi sempre! Yas ma che ne sai tu, non ti succede mai niente di brutto!”
Solo chi mi conosce realmente sa quanto mi facciano male queste parole e quanto siano superficiali. Cerchiamo di conoscerle le persone, studiamole, amiamole, odiamole… Solo così potremo realmente capire quello che sono nello loro interezza.
A causa del mio carattere un po' freddo e distaccato, non sempre sono riuscita dimostrare il mio amore ad una persona. Difficilmente dico “ti voglio bene” a mio padre; lui ha il mio stesso carattere e spesso per questo ci scontriamo; non dico mai a mia mamma quanto sia bella, anche se per me è la più bella del mondo e purtroppo a loro non voglio mai creare pensieri con i mie problemi, per questo quando rientro a casa sfoggio il mio sorriso migliore perché so che a loro migliora la giornata, anche se dentro di me c’è qualcosa che non va oppure semplicemente una brutta giornata a scuola.
Non vedo mio padre da 4 mesi, quando lo chiamo mi mostro contenta, ma nonostante la lontananza non riesco a dirgli quanto mi manchi. Per vergogna? Per paura? Non lo so.
So solo che quando sarò grande e mio padre non ci sarà più, rimpiangerò i miei 18 anni e mi rimprovererò per non avergli dato un abbraccio in più.
Da queste lontananze e mancanze, che tutti abbiamo vissuto nel periodo di lockdown e che stiamo continuando a vivere, ho imparato ad aprirmi di più e a capire che le persone che mi vogliono bene non mi giudicheranno mai se mi vedranno debole in qualche momento.
Babbo mi manchi e mamma sei bellissima!

(Yasmine Atil, 5D)