Qualche giorno fa scorrendo tra le serie e i film presenti su Netflix, ho incrociato per caso un documentario che parlava della storia delle paraolimpiadi.
Non ho mai seguito questa competizione e tanto meno saputo chi partecipasse a questi giochi, ma questo documentario fin da subito ha catturato la mia attenzione.
Mi ha colpito in particolare la storia di Bebe Vio, nostra connazionale, che si vede da qualche anno in televisione.
Finito il documentario, dopo essermi asciugato la faccia bagnata da qualche lacrima, ho iniziato a farmi una serie di domande del tipo: cosa avrei fatto io se fossi stato al posto loro? Come avrei reagito alle continue offese? Come affrontano la vita questi atleti?
Ciò che davvero mi ha emozionato è la passione che hanno per lo sport, ragazzi e ragazze che hanno gli occhi lucidi solo a sentirne parlare. È proprio vero, lo sport può essere tutto; un’occasione di svago, un mondo di incontri, un modo per sfogarsi e sentirsi veramente liberi.
È dato per scontato che queste persone non siano in grado di poter fare qualcosa di veramente importante nella loro vita e non vengono prese in considerazione se aspirano ad obiettivi “troppo alti”, irraggiungibili. Invece lo fanno!
Li stimo molto e sinceramente non so quale forza abbiano potuto avere per continuare ad andare avanti nella loro vita e per lottare ogni giorno contro qualsiasi tipo di offesa e discriminazione. Spero che con il passare degli anni possa essere data loro maggiore visibilità e che possano essere valorizzate di più queste attività sportive, che coinvolgono ragazzi e ragazze proprio come me, che hanno fatto tanta fatica a rialzarsi dopo una grande caduta per arrivare fino a dove sono ora.
Io continuerò a seguirli e a fare il tifo per loro. Queste storie dovrebbero arrivare nelle case di tutti noi, dovrebbero appassionare i ragazzi della mia età. Dobbiamo permettere a queste persone di sentirsi parte integrante di un gruppo e dell’intera nostra società. Un bellissimo modo, il loro, di affrontare la vita. Impariamo tutti! 

(Niccolò Brunori, 3D)