Cronache dalla Scuola al tempo del Coronavirus

Vogliamo costruire un racconto collettivo di come il mondo della scuola sta vivendo l'emergenza Coronavirus, una sorta di diario a staffetta in cui insegnanti, studenti, genitori, personale Ata e preside si alternano nel racconto di quello che stiamo provando, delle nostre preoccupazioni, delle nostre speranze.
Vorremmo realizzare un documento sul tempo che stiamo vivendo, dove parlare del presente, ma anche di come uscire da questa fase, di come sentiamo che questa esperienza ci sta cambiando, di quello che pensiamo di fare dopo. Crediamo che esprimere quello che sentiamo potrebbe esserci di grande aiuto in questo momento.

Chiunque voglia partecipare può scrivere un breve testo e inviarlo a 
vicepresidenza@ittmarcopolo.edu.it

Verrà pubblicato qui di seguito, all'interno di questo spazio

“Stiamo perdendo la misura, il peso, il valore della parola. Le parole sono pietre, possono trasformarsi in pallottole. Bisogna pesare ogni parola che si dice e far cessare questo vento dell’odio atroce. Lo si sente palpabile intorno a noi. Essere cechi è una fortuna.” – Andrea Camilleri.
Ci preoccupiamo tanto di emergere in una conversazione, da dimenticare di prestare attenzione a ciò che effettivamente diciamo. Spesso dimentichiamo che le parole hanno un peso e che con sguardo e tono di voce da pietre possono trasformarsi in pallottole. Siamo nati con questo immenso dono, quello della parola, e ci sforziamo tanto di comprenderlo a pieno da non pensare attentamente a ciò che trasmettiamo agli altri con il nostro semplice parlare o all’effetto che quello che diciamo avrà su chi ci ascolta. Le parole nascono come pietre ma velocemente si trasformano in pallottole, poiché non dosate correttamente o caricate di troppa espressività. Molte volte mi sono domandata se rompere il silenzio che ci circonda abbia effettivamente un senso in certi casi: pensiamo poco prima di parlare e, lo ammetto, talvolta lo faccio io stessa, per poi pentirmi di quanto detto o del modo in cui l’ho fatto. Forse allora, proprio come afferma Camilleri, essere cechi è davvero un’enorme fortuna, poiché in questo modo riusciremmo a porre molta più attenzione a ciò che conta realmente e non a chi lo dice, essendo in grado di percepire ogni cosa del soggetto che parla solo grazie alle parole utilizzate e a come queste vengono pronunciate. Non ci soffermiamo mai abbastanza a pensare a quante persone abbiamo ferito e a quante altre hanno ferito noi con semplici parole e pensieri. Camilleri si riferisce anche all’odio che con queste stesse parole siamo capaci di trasmettere e a come molto spesso gli uomini possano essere creature addirittura peggiori degli animali, dai quali talvolta ci differenziamo solo per l’uso del linguaggio. L’uomo è l’unica creatura al mondo dotata della parola, ma anche l’unica ad abusarne. La parola può essere un’arma oppure un farmaco, può ferire o può curare, spetta solo a noi decidere come usarla. 

(Giada Amoruso, 3D)