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Cronache dalla Scuola al tempo del Coronavirus

Vogliamo costruire un racconto collettivo di come il mondo della scuola sta vivendo l'emergenza Coronavirus, una sorta di diario a staffetta in cui insegnanti, studenti, genitori, personale Ata e preside si alternano nel racconto di quello che stiamo provando, delle nostre preoccupazioni, delle nostre speranze.
Vorremmo realizzare un documento sul tempo che stiamo vivendo, dove parlare del presente, ma anche di come uscire da questa fase, di come sentiamo che questa esperienza ci sta cambiando, di quello che pensiamo di fare dopo. Crediamo che esprimere quello che sentiamo potrebbe esserci di grande aiuto in questo momento.

Chiunque voglia partecipare può scrivere un breve testo e inviarlo a 
vicepresidenza@ittmarcopolo.edu.it

Verrà pubblicato qui di seguito, all'interno di questo spazio

Cronache dalla Scuola al tempo del Coronavirus

In questi giorni, in questo periodo ci sentiamo sempre più soli. Soli, senza amici, soli con noi stessi. Abbiamo molto più tempo da dedicare alla nostra famiglia, a noi… Questi giorni mi hanno dato da pensare. In televisione si sentono sempre le solite notizie, le solite, tragiche notizie. Sinceramente io non sono molto preoccupata per questo virus… lo so che sono morte tante persone, lo so che non è da sottovalutare, quando vado fuori sento il silenzio. Silenzio per le strade, ci sono le macchine ma non si muovono; ci sono le persone, poche, ma nessuno parla; si sente la pressione tra le vie e tra di noi. Io Sono abituata a stare da sola, non esco mai e soprattutto non ho amici vicini a casa, per avere un po’ di compagnia utilizzo il telefono. Insomma come al solito, per noi giovani d’oggi è un qualcosa di abituale guardare il telefono. Sicuramente qualcuno impazzirebbe senza di esso… Be’ è diventato ormai essenziale comunicare con la tecnologia, ci stiamo evolvendo. Insomma per dire qualcosa basta mandare un semplice messaggio, dare uno squillo. E poi per trasmettere i propri stati d’animo bastano le emoji. Dato che ho molto tempo libero, ora più di prima, molto spesso oltre che a fare i compiti e fare chiamate con le mie amiche mi metto a pensare. Sì a pensare, anche a cose stupide… Oppure a ricordare, ricordare i momenti felici passati con le persone più importanti; ricordare le mie vecchie amicizie e a rimuginare sulle mie scelte. Pochi giorni fa festeggiavo il mio compleanno, be’, un compleanno memorabile devo ammettere. Quest’anno credo che me lo ricorderò come quell’anno in cui finalmente si resta in pace con sé stessi. Sì perché sei da solo, magari con i tuoi genitori certo, ma pur sempre da solo. Non fai più quello che facevi prima, la tua routine è cambiata e probabilmente ti stai annoiando a morte. Le uniche cose che fai è stare costantemente a sedere da qualche parte, mangiare come un bufalo e ascoltare canzoni deprimenti… è ciò che fanno gli adolescenti. Credo però che sia il momento buono per capire noi stessi. Prima di ora non avevamo tempo per queste ‘stupidaggini’, troppo occupati con la scuola, il lavoro o lo sport. Ci preoccupavamo sempre prima degli altri ancor prima di noi stessi. “Bisogna amarsi, amare noi stessi, amare gli altri e aiutarsi a vicenda. Siamo una grande famiglia e tutti siamo nella stessa medesima situazione chi più chi meno.” Questo è ciò che avrebbe detto mia nonna, colei che è sempre qua accanto a me anche se non la vedo, colei che mi ha amato, ha amato me stessa più di quanto mi ami io. Sono una persona insicura per quanto non sembri, non amo essere al centro dell’attenzione, nascondo sempre le mie emozioni a parte la mia rabbia incontrollabile. Questi sono giorni preziosi, è l’ora di cambiare, vivere e amarsi.

Gaia Laera, studentessa 1D, 28 aprile 2020

 

Sono qui, sul mio letto, che cerco di scrivere qualcosa che possa racchiudere, anche se solo in parte, quello che tutti noi stiamo vivendo. Queste parole che, quando tutto sarà finito, (perché tutto andrà bene, lo so) mi ricorderanno ancora di più, quanto io sia fortunata ad avere quello che ho. Anche le più piccole cose. In questi giorni di reclusione, sto riscoprendo dei valori inestimabili; cose di cui prima, non capivo la vera importanza, ma che ora mi spingono a tenere duro e a sperare. Perché so che quando tutti insieme, uniti dalla forza della speranza e della fratellanza, sconfiggeremo questo nemico invisibile che ci ha scombussolato da un giorno all'altro la vita, sarà bellissimo. So che quei quei momenti che presto vivremo sapendo che ce l'abbiamo fatta saranno estremamente intensi, da brividi; perché sapremo viverli meglio di prima. Gli abbracci, i baci, saranno così stretti e pieni di amore, da compensare tutti quelli che non abbiamo dato e ricevuto in questi mesi. I tramonti in spiaggia, la brezza sul viso, un ballo scatenato fra amiche o la canzone che aspettavi ad un concerto, saranno pieni di vita, al sapore di libertà. I parchi, il mare, le serate fuori fino a tardi, i racconti dei nonni o un gelato in compagnia su una panchina. Il sonno alle 7 di mattina, quando la sveglia suona, gli sguardi d'intesa e le risate tra amiche, la cioccolata calda alle macchinette e gli appunti sfogliati velocemente prima di una verifica. Quelle giornate piene di impegni, in cui torni a casa alle sei, sfinita, l'autobus pieno di gente accalcata e le corse che facciamo per non perderlo. Lo zaino sulle spalle, gli auricolari nelle orecchie e, ogni venerdì, il suono del mio pianoforte e del violoncello della mia amica Sofia, che si uniscono in una meravigliosa melodia. Questi momenti, insieme a molti altri, mi mancano davvero moltissimo e per questo, come dovremmo fare tutti, mi impegno per far sì che possa riviverli molto presto. Credo negli esseri umani e credo nel nostro Paese, che uscirà da tutto questo, ne sono convinta, più unito e forte, grazie a noi italiani. Quando sono triste, penso ai tantissimi medici che stanno lavorando per noi ogni giorno, ai ricercatori, alle donne che vivono con un marito violento e a coloro che hanno perso il lavoro o che stanno male. Capisco che non mi posso lamentare veramente perchè ci sono persone che stanno davvero molto peggio di me. So che quello a cui siamo obbligati é frustrante ma, in questo modo, lontani ma vicini, possiamo aiutarci e tornare alla normalità insieme. Perchè... ANDRA' TUTTO BENE

Emma Rottichieri, studentessa 1M, 28 aprile 2020

 

Buongiorno ragazzi,

siamo Erica e Francesca, le educatrici di scuola. Ci ha fatto molto piacere leggere cosa hanno scritto alcuni di voi e alcune mamme in questo spazio. Scriviamo qui perché anche a noi manca molto la scuola, ci manca vedervi arrivare in giardino a ricreazione, tutti insieme, nelle vostre bellissime diversità. Ci manca starvi vicino e parlare con voi occhi negli occhi.

La sospensione della normalità che stiamo vivendo è arrivata all’improvviso e, diciamoci la verità, ha sconvolto un po' tutti. Ma è necessaria per uscire da quest’emergenza il prima possibile, c’è poco da fare. Anche se ancora per un po’ di tempo non potremo riabbracciare i nostri amici, non potremo portare avanti le nostre attività come eravamo abituati a fare e ci può succedere di sentire incertezze e paure nuove, rimane una cosa importantissima che possiamo fare: provare a gestire nel modo migliore il nostro tempo, cercando di stare adesso meglio che possiamo e di rimanere proiettati verso il futuro.

Può capitare di sentirci un po’ più soli in questo periodo. E possiamo provare a decifrare questa solitudine, a guardarla un po’ più da vicino. Se la percepiamo come una dimensione in cui siamo portati a riflettere sulla nostra normalità sospesa, su ciò che per noi è davvero importante, sui nostri progetti, le nostre passioni, allora cerchiamo di non farci bloccare da ciò che può esserci di fastidioso e di coglierne la carica positiva!

Se invece ci sentiamo soli e questo ci fa solo stare male, non diamo corda a questo stato d’animo, per nessun motivo al mondo. Se c’è qualcosa che non va, anche se serve un po’ di coraggio, cercate di parlarne con chi è a casa con voi, di condividere i vostri pensieri. Per chi è lontano e ci manca… Scrivere o vedersi in videochiamata non sostituirà mai un abbraccio, ma se davvero vogliamo mantenere un contatto, gli strumenti che abbiamo ci permettono comunque di sentirci più vicini. Usiamoli al meglio!

Insomma ragazzi, noi (Francesca e Erica) ci siamo trovate a parlare di come questo periodo ci stia facendo riflettere quotidianamente e in un modo più profondo sull’importanza della condivisione e, appunto, ci piacerebbe iniziare a condividere questa riflessione con voi. Avere cura delle nostre relazioni è una delle cose più belle e importanti che possiamo fare,  anche in questo periodo. In questo periodo, forse, possiamo riscoprirlo o rifletterci in modo diverso.

Riflessioni profonde a parte, ci piacerebbe semplicemente sapere come passate questi giorni, quindi, se vi va, motivo in più per scrivere qui!

Vi mandiamo un abbraccio,

Erica Mariani  e Francesca Lurci. educatrici, 22 aprile 2020

Buongiorno,mi chiamo Federico e frequento la classe 5H della succursale dell'istituto.

Non avendo avuto altre occasioni del genere per divulgare una mia riflessione sulla situazione di questi ultimi tempi,ho pensato che questa sezione del sito potesse essere un luogo adatto per attuare questo mio commento a riguardo.
 
Ormai questi 5 anni di scuola superiore sono quasi finiti e mi dispiace davvero tanto che la situazione abbia cambiato il percorso annuale in svolgimento.
Non tanto per quanto riguarda le lezioni o qualsiasi altra cosa riguardante la parte didattica dell'anno 
(difatti ,seppur diversamente, tutto ciò che ruota intorno all'istruzione ne abbiamo a che fare comunque anche durante questo periodo di reclusione)
Ma quello che questo periodo mi ha veramente segnato è stato l'aspetto umano e la possibilità di vivere la propria vita quotidiana come siamo sempre stati abituati nella società di tutti i giorni fino ad adesso. Mi manca il non poter rivedere i miei amici,le mie amiche, ma questo non dal punto di vista di compagni e compagne di classe, ossia non di ritornare semplicemente alla "vita scolastica di tutti i giorni",ma loro mi mancano dal punto di vista umano. Perché non è la stessa cosa vedere virtualmente delle persone o in questo caso degli amici cari e perdipiú senza avere la possibilità di distaccarsi dal contesto scolastico parallelo, piuttosto che avere la possibilità di rivedere loro nuovamente dal vivo senza la pressione della comunicazione a distanza e con la possibilità di riavere un contatto riavvicinato e di conseguenza un rapporto più reale e veritiero.
Io spero ancora nella possibilità di poter concludere questo periodo in una maniera più somigliante possibile a come siamo sempre stati abituati, di poter celebrare la fine dell'anno scolastico insieme ai miei amici e amiche.
Mi dispiacerebbe dover concludere l'anno semplicemente salutando testualmente i miei amici e amiche e congedarsi in maniera astratta e magari perdersi di vista senza neanche essersi rivisti almeno una volta dopo il 4 di marzo.
Ultima cosa ma non per importanza.
Questa improvvisa situazione mi ha anche impedito di proseguire la mia esperienza nel corso di cinema che la sede aveva organizzato,e che io tanto adoravo. Sarebbe stato un sogno,dopo quelle due prime lezioni a febbraio poter proseguire la mia esperienza in questa splendida arte all'interno di quella tanto aspettata occasione,e magari... Un giorno a fine dell'anno.... Aver potuto mostrare a tutta la scuola e a tutti i miei compagni di classe,(a cui avevo tanto parlato di ciò) l'eventuale cortometraggio che tanto avrei sognato di realizzare in gruppo con tutti i partecipanti del corso di cinema.
Purtroppo questo non è stato possibile.....
Non nego la possibilità che un giorno possa portare avanti questa mia occasione mancata,ma non so se sarà la stessa cosa che se la avessi attuata quest'anno.
In conclusione spero come tutti,la possibilità di fare tornare tutto alla normalità e che tutti possano tornare a essere più felici possibile,ma spero anche un giorno di potere tornare ad avere il permesso di abbracciare intensamente tutti i miei amici e le mie amiche, perché solo in questo modo si potrà fare trionfare il sentimento di amicizia e di conseguenza di fare in modo che questo lungo percorso sia servito a qualcosa.
 
Federico Nencioni, studente 5H, 20 aprile 2020
 
Buongiorno sono Laura mamma di un alunni della classe 5H
Trovo che questa sia una bellissima iniziativa perché condividere il pensiero in questo momento molto particolare della nostra vita sia una bella cosa.
Da molto tempo mi sono fatta delle domande e forse ora mi piacerebbe trovare delle risposte anche se forse non le avrò mai.
La prima è perché non possiamo più vivere senza il cellulare e sentiamo il bisogno impellente di leggere e rispondere ai messaggi ?
Perché in una città piccola come Firenze ci sono supermercati aperti H24 ?
Perché dobbiamo ordinare un prodotto online con consegna immediata, che arriva dall ‘ altra parte del mondo quando lo possiamo trovare tranquillamente nel negozio sotto casa ?
Perché devo pagare una bottiglietta d’acqua 8 euro solo perché c’è l’ etichetta disegnata da Chiara Ferragni ?
La chiave comune di tutte queste domande è la parola ESIGENZA.
Un bel giorno qualcuno molto più furbo di noi ha capito che il nostro cervello si può manipolare a tal punto da farci pensare che per l nostra vita e sopravvivenza fossero essenziali alcune cose.
Oggi ci rendiamo conto che le cose veramente essenziali sono poche e basilari. In primis la salute, poi la famiglia, i nostri cari, i nostri amici, poi il cibo, l elettricità, l acqua, il riscaldamento.
Dobbiamo capire che il pane è buono anche raffermo, che il cibo e l’acqua sono generi che non dobbiamo sprecare, che possiamo fare anche tragitti a piedi, che al primo posto in cima alla piramide ci siamo noi come persone e i nostri familiari di cui in questo momento, sentiamo tanto la mancanza. Dovremmo anche rivalutare le parole RINUNCIA E SACRIFICIO. In questi giorni a casa stiamo sistemando le nostre stanze, i nostri armadi e basta uno sguardo per capire che ci basterebbe metà della roba che possediamo per fare una vita dignitosa e che con l’altra metà si potrebbe aiutare un altra parte di mondo che si trova in condizioni disperate.
BUONA VITA A TUTTI
 
Laura Sartoni, madre di un alunno, 6 aprile 2020

Io sono molto turbato da questa situazione perché vedo che ogni giorno molte persone muoiono a causa di questo virus il quale rompe molte parti di un cuore dove ci stavano legami molto profondi.
Stare in casa è molto noioso però dovrò sopportare questa noia per far sì che questo virus sparisca; so che è molto dura questa lotta ma grazie l’aiuto della scienza e del personale sanitario riusciremo a farcela ritornando alla vita normale. La preoccupazione principale che ho riguarda i miei nonni perché a loro ci tengo molto in quanto sono quelli che mi hanno cresciuto insieme ai miei genitori e vorrei passare ancora tanto tempo insieme a loro. Per concludere vorrei anche dire che sono molto legato ai miei compagni, ai miei amici e ai miei parenti e mi piacerebbe rivederli a quattr’occhi per passare dei bellissimi momenti come abbiamo sempre fatto scherzando e divertendoci.

Marco Calamai, studente 3E, 31 marzo 2020

RIVOGLIO IL FUTURO

Ormai è da alcune settimane che il mondo intero si occupa del COVID 19, virus mai visto fino a questo momento. Sembra di vivere dentro quei film che guardavamo dal nostro computer, ma adesso, improvvisamente, sono realtà.
Fino a qualche mese fa tutto questo ci sembrava impossibile e invece eccoci a vivere una situazione surreale.
Io e i miei amici, all’inizio, sono sincera, eravamo felici che avessero chiuso la scuola, non avevamo preso tutto questo seriamente ed allora abbiamo pensato alla bellezza di non avere più interrogazioni e verifiche ( che per noi ragazzi vuol dire tanto fidatevi), abbiamo pensato al fatto che non avremmo rivisto per un po’ il professore antipatico che ci prende di mira e naturalmente che saremo potuti uscire di più, visto che non eravamo più impegnati con lo studio.
Presto però tutto questo si è trasformato in un incubo.
La nostra routine è stata stravolta completamente.
Tutto quello che potevamo fare prima, adesso ci sembra un miraggio.
In questi giorni di noia ho ripensato a come Alessandro Manzoni ha descritto la peste nei  Promessi sposi: “La peste che il tribunale della sanità aveva temuto che potesse entrar con le bande alemanne nel milanese, c’era entrata davvero, come è noto; ed è noto parimente che non si fermò qui, ma invase e spopolò una buona parte d’Italia”. Questo è l’incipit del capitolo 31 de I Promessi Sposi. Rileggendo questa descrizione sembra proprio che quella peste di Milano parli di noi. Anche il coronavirus come la peste del 1630 ha invaso tutta Italia, portando paura e sconforto. Eh si... si, sembra aver fatto un salto nel tempo e esserci risvegliati ai tempi di Renzo e Lucia, la peste però ai giorni d’oggi prende il nome di coronavirus. In queste giornate vuote mi ritrovo spesso a non fare niente: studio, guardo Netflix, faccio i TikTok e sto su Instagram. Ho le video lezioni. Ecco!. Metodo infallibile per andare avanti con il programma scolastico (fortunatamente i miei prof per il momento non interrogano, incrociamo le dita tutti insieme!!!) .
Gli amici li sento in video chiamata e devo dire che non è proprio il massimo.
Non c’è più un contatto fisico, non ci sono più gli abbracci, non ci sono più i baci. Noto che anche le persone sono cambiate, non c’è più quel sorriso che c’era prima, non ci sono più le risate, le persone dai mille colori si sono trasformate in persone grigie. Però ho anche iniziato a fare cose che prima non avevo proprio il tempo di fare: ho riscoperto la mia passione per il disegno, per la musica  e per la pittura e sicuramente ho più tempo per scrivere e dedicarmi alla mia amata sceneggiatura.
La normalità mi manca: mi manca stare con la mia famiglia, mi manca uscire la sera con gli amici, mi mancano le code fatte per entrare in discoteca, mi manca il mio corso di sceneggiatura, mi mancano i saluti, mi manca il suono della campanella e l’odore dei fogli a protocollo.
Dico una cosa che non avrei mai pensato di dire :

                         Mi mancano la scuola e i professori.

Oddio l’ho detto veramente? Eh si è proprio in questi momenti che ti accorgi che ormai fanno parte di te. Probabilmente io e i miei compagni, ma come tutti i ragazzi d’ Italia, pagheremmo oro pur di ritornare a scuola. Tornare a scuola significherebbe tornare alla normalità, alla vita di tutti giorni e vorrebbe dire che finalmente abbiamo vinto.
Ma ci pensate quando riusciremo per strada? Io mi immagino una bella festa per le vie della mia città dove tutti parliamo, ridiamo e scherziamo.
In queste sere penso all’estate, al mare, penso a quando parleremo di questa malattia come una cosa passata, penso a quando tornerò dai nonni, penso a questa primavera che non ha sapore di primavera, penso a quando torneremo a fare la spesa tutti insieme e a quando sentirò la campanella della scuola suonare di nuovo, penso anche a quando ci tornerà l’ansia per le verifiche e a quando cominceremo a passarci di nuovo i compiti tra di noi.

”Atene fu distrutta dalla paura della peste, non dalla peste” (Tucidide)

In verità, tutto per loro diventava presente; bisogna dirlo, la peste aveva tolto a tutti la facoltà dell’amore e anche dell’amicizia; l’amore, infatti, richiede un po’ di futuro, e per noi non c’erano più che attimi” (Albert Camus, La peste)

Queste secondo me sono delle citazioni che rispecchiano questo momento difficile che stiamo passando. Il virus ci ha portato via l’amore, l’amicizia e tante altre cose, ma non facciamoci spaventare come gli ateniesi, siamo forti, dobbiamo superare questo momento, stiamo uniti e ce la faremo.

Andrà tutto bene!

 

Sofia Butelli, studentessa 3N, 30 marzo 2020