Il Marco Polo si racconta

Testa ma non troppo

Non ho la testa per scrivere, tanto meno per pensare a ciò che devo scrivere
Ho la testa altrove
Questa cosa mi mangia dentro e mi ruba il tempo
Ho voglia di staccare, di lasciar stare tutto
Di non avere pensieri
Se non fare le valigie per le vacanze
Oppure anche senza valigie
Un costume, una birra e una buona compagnia
Un falò in spiaggia
A sognare ciò che il futuro ci riserva
Farci un bagno a mezzanotte e brindare durante la notte di San Lorenzo
Non ho la testa adesso, e sto bene così

(Yasmine Atil, 5D)

Ci ricorderemo anche dei vari PowerPoint

Mi ricorderò soprattutto dei vari PowerPoint, dei tanti file word e mille progetti da realizzare e da seguire prima, durante o dopo le ore di scuola.
Sono giorni nei quali sto vivendo nel tentativo di dare vita contemporaneamente ad uno, due o forse anche tre progetti e ad essere sincero, in certi momenti, mi sento travolgere da questa ondata di feedback e informazioni da inserire.
Sono giorni nei quali devo seguire più progetti nello stesso giorno, dopo la scuola, ed alcuni sono addirittura in contemporanea ed è per me inevitabile dover fare una scelta.
Sono giorni nei quali sono più contento del solito, perché nonostante tutte queste difficoltà, siamo quasi tornati alla nostra e mia cara normalità.
Tutto è così bello, tutto così divertente, tutto così pieno di cose da fare e da seguire.
Entro nelle riunioni online dei vari progetti sempre con il sorriso e ne esco un po’ più stanco, ma pieno di energia e adrenalina perché lavorare insieme mi aiuta molto ed il confronto con i compagni è per me fondamentale.
Lo notano anche gli altri ragazzi e ragazze presenti, ma io sono fatto così e mi piace far parte di un gruppo, di tanti gruppi perché ognuno mi regala qualcosa.
Potrò sembrare un po’esagerato, un po’ banale e forse anche un po’ scontato nell’ essere sempre sorridente, ma vi assicuro che non è così. Quando faccio tutte queste cose mi sento come un pittore.
Mi trovo davanti a pagine vuote e mi lascio trasportare dalle varie informazioni che devo inserire, le muovo e le organizzo fino a quando non riesco a trovare la combinazione giusta.
Mi è sempre piaciuto mettermi alla prova in questo genere di cose.
Mi fanno provare emozioni e mi fa stare bene.


Mi sveglio e mi guardo intorno
Trovo una chiavetta
Dentro ci sono tutti i progetti fatti in tutti questi anni
La terrò con cura come se fosse oro
Sono tutte cose che fanno già parte dei miei ricordi

(Niccolò Brunori, 3D)
 

Senza titolo

La sensazione di scrivere, la penna in mano, l'odore della pagina del blocco note. Il rumore della penna contro il foglio è una sensazione che mi piace tantissimo.
Ma anche riscrivere tutto a computer, il rumore dei tasti che si attivano, la velocità con cui procedo.
L'idea che si manifesta mentre scrivo: prima non so nemmeno come partire, ma poi quella parola e giù, butto giù tutto ciò che penso.
Scrivo, cancello, riscrivo, aggiungo un punto, una virgola. Rileggo tutto da capo ed inverto l'ordine, poi continuo.
Tutto perfetto, la musica nelle orecchie, tutto va alla grande fino a quel momento…
Fino a quando metto l'ultimo punto e sono convinta di aver finito, di aver detto tutto quello che avrei voluto dire e non devo aggiungere altro.
Sì, tutto perfetto, e poi boom.
Il testo è pronto per essere inviato… eppure non posso farlo perché manca qualcosa.
Quello spazio vuoto sullo sfondo nero che non riesco mai a riempire.
La prima parte, la prima cosa che tutti leggono, nessuno escluso.
Eppure, rimane vuoto.
Lo spazio del titolo. È vuoto, e lo rimarrà finché il post non verrà pubblicato. Ma il titolo non è uscito dalla mia testa, non l'ho pensato io.
Non ne trovo mai uno. Butto fogli su fogli, cancello e riscrivo tantissime volte prima di arrendermi e di inviarlo con la solita scritta: "(titolo)".
Clicco "invio" nella mail e aspetto che il messaggio venga inviato.
"Beh, dai, forse ci riuscirò la prossima volta…"

(Alice Maestrini, 3H)
 

Fuori siamo diversi, dentro uguali

Noi non ce ne rendiamo conto, ma quando, a fine pasto, buttiamo nel cestino ciò che non abbiamo finito nel piatto, buttiamo ciò per cui in molti paesi la gente si fa la guerra perché HA FAME!!
Molte di queste persone arrivano in Italia, non per rubarci il lavoro come pensa la maggior parte dell’Italia che ha ancora una mente chiusa e ottusa sul concetto di fratellanza e uguaglianza, ma per cercare di avere una vita, una vita che possa essere realmente vissuta. Questo perché nel loro Paese ci sono guerre, fame, povertà… ma NOI cosa facciamo? Abbiamo il coraggio di non accet-tarli, di respingerli, fermando le imbarcazioni. Carissimi italiani, provate ogni tanto a immedesi-marvi, come se fossimo noi a vivere la loro situazione e nessun Paese ci volesse accogliere; come ci sentiremmo? Discriminati, soli, abbandonati… ecco ciò che provano quelle persone quando ar-rivano sulle nostre coste, dopo aver rischiato la morte durante quelle terrificanti traversate in mare.
Perché il colore nero se lo ritroviamo sulla pelle di una persona ci suscita disagio?
Dobbiamo smettere di discriminare solamente perché qualcuno ha una carnagione differente dalla nostra, ha tratti somatici diversi dai nostri, parla una lingua diversa o prega un Dio che non è il no-stro. Provate a prendere due uova, una col guscio bello ambrato e l’altro col guscio quasi bianco, e rompetele in una padella…ciò che si trova dentro è esattamente identico. Questo è ciò che conta, che se anche fuori siamo diversi, dentro siamo uguali, nessuna distinzione.
Si parla di Integrazione, la studiamo sui libri… ma che senso ha se non riusciamo a metterla in pratica? Iniziamo noi, a interconnetterci, ad avere empatia per l’altro, a dimostrare accoglienza verso il prossimo… poi sarà perfetto tutto il resto!!!

(Mirco Nelli, 3D)
 

La mia testa

La mia testa è un posto strano e confuso.
300 idee scorrazzano liberamente in una landa di puro caos, sorvegliate dalla pigrizia di non iniziarle mai e dall’ansia che altre persone le reputino degli scarti. Battute e scherzi volano da una parte a un’altra della mia testa (a volte in momenti non molto opportuni).
La mia testa può essere un mondo chiuso dall’insicurezza e dall’ansia o una completa palla di caos.
Non ci sono vie di mezzo.
Può essere un luogo di rifugio, ma anche un luogo molto oscuro.
Ci sono dei demoni che a volte prendono il controllo e questo si ripercuote nella vita reale e nelle mie azioni. Alcuni cancellano delle cose dalla mia testa, altri la bloccano, altri la anestetizzano, è difficile tenerli a bada.
Adesso è da tanto che vivono lì dentro, ormai siamo quasi amici, ma a volte devono stare tranquilli.
Neanche io so come descrivere quello che succede dentro la mia testa, è troppo complicato.
È come quando volete prendere le cuffie dalle tasche per ascoltare la musica, le cuffie si attorcigliano e non riuscite a scioglierle; il mio cervello è come quelle cuffie,
devo “solo” trovare il modo di districare i miei pensieri.

(Ilaria Pesciullesi, 4C)

Mi ricordo quando mi chiedevi chi sono

Non so.
Non so chi sono prima di tutto.
Probabilmente è un tratto dell'adolescenza,
almeno così dice mia mamma.
Può darsi;
vorrei poterlo chiedere
a chi sarò nel futuro,
ma è vero che il futuro,
come il passato,
sono solo illusioni:
il presente è quello che conta.
“Carpe diem” dicevano i romani,
e i Poeti Estinti.
Beh, sì
ma anche del presente
non so.
Avrei bisogno magari di più certezze,
capire chi sono.
Però, so che lo imparerò solo con il tempo,
da sola,
perché devo conoscermi ed instaurare con me stessa una relazione sana.
E avrò poca pazienza,
e commetterò tanti sbagli, probabilmente.
Prenderò decisioni sbagliate,
sceglierò una via piuttosto che un'altra
e forse sarà quella errata.
Mi giudicherò troppo duramente,
penserò di essermi capita,
pretenderò di essere l'unica a capirmi
e invece sarò la sola che ancora non si comprenderà.
Perdonatemi
e sopportatemi
nelle mie convinzioni che durano due minuti,
che vi toccherà assecondare
in un modo o nell'altro.
Tuttavia, alla fine provare è l'unico modo per conoscere,
ce lo avete insegnato da piccoli:
“sbagliando s’impara”
“se non assaggi non puoi dire che non ti piace”;
chissà perché valgono solo quando si è bambini,
mentre, entrati nell’adolescenza, ci si aspetta di avere tutte le risposte
e di avere certezze sul mondo e se stessi,
quando invece è l'esatto contrario.
Lasciatemi sbagliare quanto voglio,
non datemi limiti,
finché ci saranno confini non potrò mai conoscere la mia interezza.
Io ancora non lo so chi sono,
in tutti i sensi,
lo ammetto.
E non voglio neanche mettermi fretta per scoprirlo, non l'ho mai voluto,
non è nella mia natura;
continuo a vivere secondo quei due principi imparati da piccola.

(Gaia Pisanello, 3M)

È così che mi sento


Il cielo è grigio, pesa su di me.
È sul punto di lasciarsi ad un pianto addolorato.
Le tende del palazzo di fronte si gonfiano, si agitano.
I panni tesi alle terrazze sventolano come bandiere.
Gli alberi si piegano, i rami si spezzano, le loro cime sembrano indicarmi.
Tiepidi e rarefatti raggi di luce, smorzati dal plumbeo soffitto, mi riscaldano l'anima.
Il loro tepore non allevia però questa mia inspiegabile prostrazione.
Non sono felice.
Neanche triste.
Ho in bocca un dolce e amaro retrogusto. Non riesco a distinguere.
Sono annoiato.
Sono malinconico.
Qualcosa non va, ma non so cosa.
Questo languore di cui non conosco la ragione si radica al mio interno e non mi lascia.
Mi sbatte, mi agita, mi piega e mi spezza.
Ed è così che mi sento, come questa giornata nella stagione sbagliata.

(Marcello Consigli, 5B)