Il Marco Polo si racconta

Timidezza… solo una diversa visione sul mondo

Normalmente, quando si parla di timidezza, si pensa subito ad una persona che si fa travolgere dalla sue emozioni, una persona che difficilmente riuscirà a fare qualcosa di impegnativo nella propria vita.
Per quanto mi riguarda, la timidezza mi ha sempre fatto compagnia e mai mi lascerà.
In questi anni, però, sono riuscito a far prevalere gli aspetti positivi su quelli negativi.
Sì, certo qualche volta potrà ancora bloccarmi, ma non è poi così tragico.
A volte per alcune persone può rappresentare un vero e proprio ostacolo, altre volte può rappresentare la paura di mettersi in gioco, di imbarazzarsi per ciò che in realtà siamo e per come dobbiamo mostrarci.
Sfido chiunque a non aver provato nella propria vita almeno un momento di fragilità… un momento di debolezza interiore.
Quello che in realtà non viene mai fuori è che le persone timide proprio grazie alla timidezza riescono a trovare la forza di superare questo ostacolo, di superare questo scoglio che sembra tanto grande.
Mi sento fortunato perché non credo di essere mai stato eccessivamente condizionato da questa emozione. Non sono mai stato ossessionato dal pensiero di non essere all’altezza degli altri… di non farcela o soffrire di scarsa autostima.
Credo però che ognuno di noi, almeno una volta, dovrebbe provare un momento di timidezza, per capire meglio e sentire cosa provano le altre persone…
vedere il mondo da un’altra prospettiva,
sentirsi più fragili,
provare ad avere paura di non essere all’altezza,
mostrare poca fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità,
essere solo più pazienti anche con gli altri.
Non facciamoci travolgere, non cambiamo per piacere agli altri, non sentiamoci inferiori agli altri… MAI!!!
Usiamo questa emozione per sconfiggere tutte le nostre paure.
Usiamo questa emozione per crescere.
Non mi vergogno a dirlo.
Sono un timido.

(Niccolò Brunori, 3D)
 

Funziona Finché Non Funziona Più

Diversi giorni fa mi sono accorta di quanto una persona che conosco sia dimagrita drasticamente in poco tempo. Si vedeva che non si amava, che non amava la sua vita e che il suo rapporto col cibo fosse decisamente pericoloso. Spesso alla mia domanda “oggi hai mangiato?”, quando sapevo già che non l’aveva fatto, mi tornava come risposta questo “sì”, molto particolare. Con questo sguardo un po’ incredulo, come se pensasse che in realtà non m’importava. L’avevo chiesto più volte quel giorno e l’interazione era sempre la stessa. Non solo, cambiava l’intonazione, ad ogni “sì”. Finché non si era accorta che avevo capito, l’avevo capito che in una settimana aveva messo sotto i denti bene o male quattro gallette di riso. Al momento di parlare vedevo il rifiuto nel suo viso, affatto voleva aprirsi.
I disturbi del comportamento alimentare sono disordini che sconvolgono la vita delle persone e solo una piccolissima percentuale di queste chiedono aiuto. Ne limita le capacità relazionali, lavorative e sociali. Tutto ruota attorno alla paura di ingrassare. Contare a mente le calorie e appena qualcuno fa una domanda, “va tutto bene! Non ho nessun problema”. Incomincia tutto con l’alterazione dell’immagine che si ha di sé stessi all’interno dello specchio e al continuo confrontarsi con altre persone. Tutto ciò si sradica in diverse fasce della malattia, che spesso non si vedono ad occhio nudo. Autolesionismo, tentativi di suicidio e spesso la bulimia.
C’è una persona dietro all’apparenza, bisogna solo rendersene conto. A volte mi sembra incredibile come, magari camminando per il corridoio di scuola o per la strada io non veda facce ma apparenze. Ed è piuttosto facile mascherarsi dietro anche solo ad un filetto di mascara o una felpa con le maniche troppo lunghe per le proprie braccia.

(Bianca Cernuto, 5H)
 

SPERAVO CHE VENISSI A COLORARMI… E TI GIURO ASPETTERÒ

Senza parlarci per anni. Tra di noi neanche una parola. I giorni trascorrevano senza che le nostre vite si incrociassero e le cose continuavano comunque. La nostra voce non si trasferiva più da un telefono all’altro provocando quelle fragili vibrazioni che infrangono il muro del suono. Non eravamo più una di fianco all’altra. Poi un giorno la sua mancanza ha bussato alla mia porta ed il bello è che per lei è successo lo stesso: sono tornata ad essere un briciolo di calma nella sua vita, mare in tempesta. All’inizio dell’anno ci siamo riviste, fuori, al sole, camminando per le vie del nostro paesino come se fosse nostra usanza, come se fossimo da sempre legate a quella passeggiata per i campi. E per quei campi abbiamo parlato, riso e scherzato, ci siamo confrontate viso a viso, senza filtri, rendendoci partecipi a vicenda di quella parte di percorso in cui l’una non ha affiancato l’altra. Ho riscoperto tante sfumature di lei che pensavo di aver cancellato, le quali sono tornate a colorarmi. Così nella mia mente è riapparso quel piccolo diario in bianco e nero che per anni ho aspettato lei colorasse. Quel diario è rimasto intatto per diverso tempo, fin quando la vita non ha deciso di dipingerlo a suo piacimento, modificandolo con le tracce del tempo. Ad oggi scarabocchi, bozze e capolavori artistici riempiono quei fogli consumati dagli anni. So di avere a disposizione ancora tante altre pagine sulle quali raccontare scrivendo, disegnando e colorando il mio futuro, sempre disposta ad accogliere le meraviglie dell’altro e per questo ancora disposta ad accogliere lei, il mio pastello colorato, e le sue più naturali sfumature.

Per favore non piangere
E non ci rimanere malе
Che noi due ci conosciamo benе
Dalla prima elementare
E scrivevo tutti i miei segreti
Col pastello bianco sul diario
Speravo che venissi a colorarli
E ti giuro sto ancora aspettando.

E ti giuro aspetterò.

Giada Coveri, 3D
 

AL MIO PAESINO

A Impruneta… un paesino
A Impruneta, il mio paesino… così tranquillo, così piccolo.
A uno dei tanti… ad uno dei più caratteristici e antichi.
Tante persone non ti conoscono, altre hanno sentito solo il tuo nome, altre ancora ti conosco per la terracotta che compone la cupola del Duomo di Firenze.
Sei e sarai sempre il mio punto di riferimento, un luogo dove poter stare al sicuro, un luogo dove ci si può sempre sentire a casa.
Mi hai accompagnato fin dalla nascita e lo farai ancora per molto tempo, sempre con la tua meravigliosa quiete e piccolezza.
Sei famoso per la tua storia. Sei ancora più noto per il tuo patrimonio artistico e culturale.
Riesci sempre di anno in anno a catturare piccoli e grandi gruppi di turisti da tutto il mondo.
Riesci con la tua bellezza a sbalordirli, come se non avessero mai visto niente di più bello nella loro vita. Sei molto piccolo come paesino ma, nonostante ciò, riesci a farmi perdere per le tue stradine, per il tuo borgo, per le tue viuzze, come se fossi immerso nel passato.
Riesci sempre a sorprendermi con i tuoi meravigliosi paesaggi… tanto belli da sembrare quasi dei quadri. Mi hai sempre stupito, non smettere mai di farlo… prenditi pure il tuo tempo.
Amo sentir parlare di te
Amo far parte della tua storia
Amo poterti vivere tutti i giorni
Amo scoprirti ogni giorno
Amo poterti apprezzare ogni giorno sempre di più
In questi mesi però ti ho visto un po’ triste… vuoto.
Ci è mancato il tuo calore che accompagnava le nostre giornate… ma più di tutto ci è mancato il tuo meraviglioso sorriso che rallegrava le nostre giornate di fine estate.
Tieniti pronto a raccontare di nuovo la tua meravigliosa storia, i tuoi meravigliosi tramonti con indimenticabili paesaggi, la tua terra argillosa che si trasforma in cotto, la tua spettacolare festa di fine settembre.
Adesso spetta a noi valorizzarti per ciò che sei… per la tua bellezza e per la tua quiete…
Mettiamoci subito al lavoro!!!

(Niccolò Brunori, 3D)
 

Leggere… Perché no?

Tanti fini rettangoli bianchi, accatastati uno sopra l’altro, fatti di carta, con parole stampate per un solo scopo… quello di comunicare qualcosa. Un tema poco amato da molti ragazzi quello del libro, o meglio della “lettura del libro”, considerata noiosa e senza alcun fine.
Al contrario, i libri hanno la capacità di esprimere concetti complicati con un’efficacia tale da imprimerti nella mente il loro ricco significato. Un significato alcune volte molto duro e pesante, altre volte placido e morbido. Il libro è una dottrina, un insegnamento grazie al quale si riesce a costruire un linguaggio personale.
Un libro, un amico tascabile col quale puoi avere sempre un confronto, che ti aiuterà a rafforzare la capacità di riflettere criticamente. Capacità che spesso ci manca in quelle situazioni difficili, quelle che ti pongono davanti un bivio, quelle che affrontiamo con impulsività che ti scegliere la strada sbagliata.
Riflettere porta a reagire con tranquillità e calma, per analizzare con coscienza e sapienza la situazione, e compiere la scelta corretta tra le tante ipotizzate.
Leggere rende la vita più interessante. Condividere pensieri con qualcuno che ha letto lo stesso libro fa cogliere idee inaspettate o punti di vista non immediatamente colti.
Pensando ad una giornata monotona nella quale la noia ti assale… bene, prendiamo un libro in mano e anche la lettura di quattro o cinque pagine ci renderà la giornata più viva, avvolta da quell’atmosfera di miracolo e silenzio.
La lettura porta a volte anche al piacere di scrivere, come forma di liberazione e di svago, ma anche di rilassamento ed evasione.
Sembra strano, ma io faccio parte di quella stretta cerchia di giovani a cui interessa e piace la lettura. Vengo catturato dalle scelte stilistiche di autori che sono riusciti a trasmettere dei concetti importanti a persone di tutte le età.
Sono felice di avere tra le mani un libro che mi spinge ad andare oltre la lettura, permettendomi di immedesimarmi nei personaggi raccontati e immaginarmi l’ambiente descritto. Un libro mette in scena persone, cose, luoghi, significati etici e morali che non conoscevo prima.
Rumore di fruscio.
Ultima pagina sfogliata.
FINE.

(Mirco Nelli, 3D)
 

È cresciuto da solo

È cresciuto da solo.
Ha imparato a difendersi, con le parole o con la forza. È stato costretto persino ad impugnare un'arma.
È cresciuto da solo.
Nessuno di quelli che lo circondavano erano interessati a lui. Si rompeva sotto i loro occhi, il suo cuore si sbriciolava in mille pezzi... e nessuno era lì a soccorrerlo.
È cresciuto da solo.
Incubi. La notte era un continuo incubo. Il suo passato, i ricordi d’infanzia, di ciò che è dovuto diventare per sopravvivere... Tutto lo tormentava e non lo faceva dormire.
È cresciuto da solo.
17 anni, quasi 18. Quasi maggiorenne e non si fidava di nessuno.

E poi una luce.
Un ragazzo semplice, innocente, certe volte anche un po' tonto.
Un ragazzo dall'animo buono.
Si è avvicinato, ha preso i cocci del suo cuore e si è messo lì a ricucirli. E non ha voluto niente in cambio.
Lo ha aiutato e basta. Ha teso la sua mano e ha aspettato pazientemente che lui la stringesse.
Gli è rimasto accanto, non per il suo corpo, non perché voleva essere protetto, non per i soldi che quel ragazzo avrebbe potuto avere...
Gli è rimasto accanto perché desiderava salvarlo, proteggerlo da sé stesso.
È cresciuto da solo...?
No. È rimasto un bambino. Un bambino che aveva bisogno di qualcuno.
Di un amico.
L'amicizia, quella vera. Quella disinteressata.
Eiji non voleva nulla da Ash e Ash non ha dovuto dare qualcosa ad Eiji.
Si sono solo incontrati e presi per mano, si sono dati forza a vicenda e hanno affrontato i problemi che si sono presentati. Hanno scherzato e festeggiato insieme, qualche volta hanno litigato e poi fatto la pace...
Hanno fatto amicizia.
Entrambi hanno trovato un vero amico, una di quelle persone che ti porta solo felicità e ti sta accanto sempre, senza volere nulla da te.

(Alice Maestrini, 3H)