Il Marco Polo si racconta

Luogo dell’anima

Quel giardino

quel maledetto giardino fiorito d’estate
è il mio luogo dell’anima
dove il sole risplende sempre ed io ritorno bambina:
lo chiamo casa, anche se non ci ho mai abitato realmente,
una cura per la cruda realtà che mi circonda,
l’esatta definizione di spensieratezza.
Abitato dalle anime più pure che esistano
e che ho la fortuna di chiamare “nonni”
mi conquista ogni volta, come se fosse la prima
e ne rimango estasiata.
C’è un luogo nel mondo in cui ti batte forte il cuore,
dove rimani senza fiato per l’insieme di emozioni,
dove ti senti al sicuro più di qualsiasi altro luogo al mondo
ed il tempo si ferma, come se in quel momento esistessi solo tu?

Giada Amoruso, 3D 

Ti capita mai di restare sveglio oltre le tre del mattino?

Oggi giornata stancante, colazione veloce e poi parte la giornata. Casino in autostrada e la polvere del cielo che copre il tettuccio. Aria di primavera non ce ne è stata e oramai il mondo si appresta ad accogliere tanto più un sole d’estate rispetto ad un vento marzolino. La nebbia, beh, quella non manca mai a nascondere i passi sbagliati della giornata: si palesa come a voler prospettare una giornata meravigliosa, oscurando in realtà la fonte di un sorriso. Uscendo fuori dall’auto la maglia rimane impigliata allo sportello e la chiusura automatica mi impedisce di liberarmi dalla stretta. Una folata di vento passeggia per l’intera giornata in cui ad alternarsi sono urla indirizzate ad insabbiarsi e momenti di silenzio volti a riempirsi col rumore delle onde. La stanza perde di familiarità ed il buio scatena la luce dentro all’ufficio che incendia con un bianco led la parete bianca a ridosso dell’entrata. Le scartoffie sulla scrivania prendono vita e si riposizionano con delicatezza all’interno del terzo cassetto, nella loro isola solitaria, andando a riposare in previsione di un’altra giornata di sole. Il marciapiede di Via San Leonardo la notte appare più bello, come se ad animarlo fossero le stelle col loro cielo d’intorno ed i passi si trascinano da soli, in cerca di una meta che troppo spesso è sempre la stessa. Abbasso il finestrino posteriore destro e la musica si diffonde dal cruscotto al bagagliaio per poi essere acciuffata dai residenti di un vicolo stretto, intenti a scambiarsi una pinella per chiudere il burraco. Posizionata con le quattro frecce gialle a fianco di una grande quercia, la Punto rossa si addormenta col bubolo dei gufi reali e la luna la carezza dolcemente. Gli scalini sono impervi scogli irregolari che pungono i piedi tanto da desiderare di togliersi le scarpe appena imboccato il corridoio di casa, che all’entrata offre già l’opportunità di scaricare l’aggravio di energia, positiva o negativa che sia, acquistata nella giornata. Il ticchettare dell’orologio segna i minuti trascorsi ad osservare un megaschermo che, attraverso il linguaggio dell’immagine, si anima al buio raccontando un miliardo di storie diverse, tutte che si intrecciano al mio orecchio, imprimendosi nella memoria. Casa profuma di cocco e l’aria che vi circola ne diffonde l’odore in ogni stanza: probabilmente la finestra di cucina è spalancata sul mondo. Tre di notte, una musica distoglie i miei occhi dal guardare, iniziando in questo modo ad ascoltare. Il senso uditivo si appresta a riconoscere frettolosamente il suono: è la hit estiva del ’99, Livin’ la vida loca, che viene cantata a squarcia gola da un gruppo di persone ai margini della strada adiacente la spiaggia, colorata e viva, resa tale proprio dal riempimento del suo spazio. Con un pennarello così, inizia a colorarsi il contorno di quella giornata comune: la sabbia, il vento, le stelle che illuminano il cielo e la notte, che da silenziosa e pacifica, si trasforma in un oceano Atlantico. Le risate all’interno dei bar, le bevute in riva al mare, la chitarra che suona leggera ed il fuoco che scalda la sera; le fragole all’ombra dell’ombrellone, le conchiglie nello zaino, la colazione dopo mezzogiorno ed i costumi ad asciugare al sole. Tutto è percepibile, sfiorabile, intraprendibile e sembra reale a tal punto da rendermi il sonno ipnotico.

Alle sette suona la sveglia, la suoneria Iphone disturba la calma che contraddistingue anche questa mattina. Accendo il fornello e metto su il caffè. Televisore acceso, letto intoccato. Al meteo parlano di venerdì 20 maggio: sole in giornata, nebbia perenne.
Dov’è Livin’ la vida loca e dov’è quel sapore di mare?
Dove sono il coro di voci allietate dal suono della chitarra e la sabbia interpolata da conchiglie?
Dov’è quel sogno, mi chiedo allora, di spensieratezza d’estate?

Giada Coveri, 3D  

Pronti per ordinare

Buonasera signorina, perdoni l'attesa.

Un incidente sulla 54° strada.
Due macchine, un bruttissimo incidente.
Sono arrivati i vigili, subito dietro le ambulanze.
Non sono riuscito a vedere bene, ma qualcuno deve esserci rimasto.
Ero bloccato.
I clacson delle macchine mi stavano facendo impazzire. Ha iniziato a piovere, una pioggia fitta. Pensavo di non arrivare mai, che avrei buttato questa cena speciale.
Con permesso, andiamo ad accomodarci. Il nostro è il tavolo là in fondo, una fatica per trovarlo. Ho dovuto prenotare una settimana prima, perché qua, deve sapere, i posti vanno a ruba. Sì, è un ristorante molto rinominato, il migliore della città a mio parere. Si mangia assai bene e hanno un menù molto vario.
Sono contento che le piaccia.
Mi permetta. Ecco si sieda.
Come è bella stasera, la più bella qua dentro. Le dona molto questo taglio di capelli. Il vestito, il trucco, gli anelli. È la mia principessa delle favole.
Si ho scelto anche io, mi piacerebbe un primo di mare e una pepata di cozze.
Cameriere mi scusi, siamo pronti per ordinare.

Lui è Luca. Un ragazzo al quale, prematuramente, è stato portato via quello a cui teneva di più. Ogni venerdì prenota per due, il tavolo in fondo alla sala. Tutte le volte, con 20 minuti di ritardo, arriva, cercando di vivere quello che un brutto incidente di tanti anni fa gli ha tolto. Era il suo primo amore, e quello al ristorante il loro primo appuntamento. La sua perdita lo ha segnato a tal punto da credere di averla ancora. La vede seduta al tavolo, parla con lei, quando invece sull'altra sedia, non c’è nessuno.

Marcello Consigli, 5B
 

Andiamo a comandare

“Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia” afferma Lorenzo de’ Medici in una delle sue più grandi composizioni. Beh, pochi anni fa mi dicevo che prima di diventare adulto ce ne sarebbe stato di tempo, ma oggi, ogni giorno che passa, mi dico che ciò che pensavo era forse una semplice scemenza! Nel senso che mi manca davvero poco per fare il tuffo in quel mondo a me sconosciuto.

Sui Social vedo video con hit di cinque, sei o sette anni fa che io cantavo e mi viene la nostalgia di quei tempi, di come armati di cappellino al contrario e mp3 ci gasavamo neanche fossimo ad un concerto. Vi ricordate tutti quando ci fu il debutto di Fabio Rovazzi con “Andiamo a comandare”? Ci credereste se vi dicessi che fu pubblicata nel 2016? Io no. Analogo anno spopolò la “Bottle flip challenge”. Da non crederci.
Inutile dire che al momento quegli anni, quei momenti, sono stati i più belli della mia vita, con la certezza che avrei spaccato il mondo e lo avrei esplorato da capo a piedi.
Lo so che a 17 anni sembra prematuro dire ciò ma “Così è… se vi pare” citando Pirandello.
In quegli anni non avevo da affrontare la paura del giudizio, del pregiudizio; non avevo grandi responsabilità… tutto era gioco, divertimento, sicurezza e forza… ero incosciente, non sapevo come sarebbe stato il dopo e… non me li sono goduti appieno quei momenti. Ci vorrebbe un REWIND!!!
Al dossier della nostra vita ci dovrebbe stare fisso in allegato quel pizzico di follia fanciullesca. E se si ha voglia di rischiare dobbiamo farlo senza pensare troppo alle conseguenze, provando a superare i nostri limiti.
Credo sia meglio vivere di rimorsi che di rimpianti! No?

Mirco Nelli, 3D
 

Essenza della Vita

“Le nuvole non possono annientare il sole”
Il sole non può essere mai annientato. È così splendente e raggiante. Trasmette così tanta gioia e spensieratezza che quasi ti acceca
Per questo articolo mi sono sentito particolarmente ispirato a scrivere qualcosa che mi rappresentasse, qualcosa che mi facesse davvero star bene con me stesso
Ho voluto prendere come ispirazione una canzone, tra le tantissime opere d’arte che il maestro Battiato ci ha donato, che in particolare rispecchia al meglio ciò che stiamo passando in questo periodo, ciò che proviamo e sentiamo, le nostre emozioni, le mie emozioni
C’è un senso a tutto nella nostra vita, c’è un senso soprattutto alle domande che ci poniamo e alle quali non sappiamo rispondere
I giorni che stiamo vivendo sono giorni un po' strani, impegnativi, particolari
Ci sono ormai così tante cose alle quali pensare, a come poterle organizzare e realizzarle al meglio
Mi capita ultimamente di soffermarmi a pensare se davvero tutto stia tornando come era prima, se davvero tutto tornerà alla sua forma iniziale
È una domanda alla quale non so rispondere, una domanda che non ha risposta almeno per ora
Nel frattempo, mi guardo allo specchio e ripenso a tutto ciò che è stato, a tutto ciò che ho fatto e a tutto ciò che ho passato per arrivare fino a qui
Penso sinceramente che sia una delle citazioni che possa raccontare al meglio me stesso, che possa raccontare tutti i miei pregi e difetti, tutte le mie paranoie e tutti i miei pensieri più belli
Sono diventato tutto ciò grazie alle esperienze vissute
Sono diventato tutto ciò grazie alla mia solarità e spensieratezza nel fare le cose, nel non prendere tutto troppo seriamente
Nella vita di ognuno di noi niente avviene per caso, nulla ci viene regalato, sta a noi decidere cosa fare della nostra vita
Sicuramente non sarà tutto rose e fiori, ma dobbiamo riuscire ad apprezzare anche le cose negative, riuscire ad apprezzare anche un brutto temporale con tuoni e fulmini
Come un fiore che prima appassisce e che poi riprende vita
La nostra vita è tutto questo, è tutto una bellissima fiaba
È una storia che non finisce mai, triste, noiosa, bella, gioiosa o come possa mai essere
È sicuramente la più bella storia che siamo in grado di poter apprezzare fino alla fine in tutte le sue più piccole sfumature

Stasera diluvia, pioverà sicuramente anche durante tutta la notte
Domani mattina però mi risveglierò e sarà tutto così fresco e illuminato
La vita è la storia più bella che possa essere mai tramandata
Grazie a tutti i miei compagni e compagne di viaggio... nessuno escluso

Niccolò Brunori, 3D
 

Ciao

Io e i miei amici abbiamo un server su Minecraft e a volte facciamo giochi di ruolo.

Ognuno ha un personaggio e ognuno “recita” la parte del personaggio immergendosi completamente nel mondo in cui stai giocando.
A me piace fare il negromante, qualcuno che ha a che fare con i fantasmi, la magia ecc., penso che sia un ruolo molto interessante (e soprattutto anche perché sono l’unico dei miei amici che sa come si fa una pozione su Minecraft).
Posso usare la scusa dei fantasmi e della magia per rompere la cosiddetta “quarta parete”, il muro invisibile che rappresenta il confine tra la realtà e l’immaginazione.
Mi piace sfondare quella parete e ogni volta che lo faccio qualcuno è sorpreso oppure spaventato.
Rompere la quarta parete, è quello che farò adesso.
So che ci sono degli occhi che stanno leggendo i miei pensieri in questo mondo di carta e parole, e oggi voglio parlare con voi.
Con te che stai leggendo e che adesso sei appiccato/a allo schermo; a te che stai leggendo questo ammasso di parole.
Se stai leggendo questo, vuol dire che sei del Marco Polo o di Firenze (dipende dove finirà questo post).
Se sei del Marco Polo c’è una piccola possibilità che tu sia uno studente con il quale non ho mai parlato e che non conosco.
Potresti essere la mia professoressa di italiano che ha letto i miei articoli dall’inizio dell’anno fino ad adesso.
Oppure sei l’altra professoressa d’italiano che sta leggendo questo articolo perché vuole vedere i lavori della sua redazione, ho forse ragione prof.ssa Carpinteri?
Ad ogni modo, tu come stai?
Pubblicheranno questo articolo verso la fine di maggio, quindi suppongo che il momento in cui tu leggerai questo post sarai stanco della scuola e eccitato per le vacanze estive (questo indipendentemente se sei uno studente o un professore).
Tutti sono felici che stia arrivando l’estate perché ognuno riuscirà ad avere un momento per sé, si chiamano “vacanze” per gli studentelli come me e “ferie” per i lavoratori.
Voglio farti una domanda: cosa ti spinge a essere qui?
Cosa ti spinge a leggere quello che sto annotando?
Come mai sei qui?
Tra tutte le cose, come mai hai scelto di venire su questa pagina?
È perché sei annoiato e non sai cosa fare?
Oppure è perché hai visto l’anno scorso dei ragazzini che raccontavano storie sulla quarantena e il Covid e hai pensato “Hey, questi ragazzi sono in gamba, credo che seguirò i loro lavori in futuro”?
O è perché fai parte della redazione e in questo momento stai leggendo queste note per vedere quello che ho scritto e decidere se pubblicarlo o meno? Del resto, anch’io sto leggendo ciò che hai scritto tu.
Forse sei semplicemente molto curioso e vuoi conoscere i pensieri delle nuove generazioni su certi argomenti; ho ragione?
Qualsiasi sia il motivo, goditi la lettura, ma sappi che non tutti sono come me.
Vedi, i pensieri viaggiano in maniera diversa nella mente delle persone, per questo motivo vedrai post più lunghi, più corti, più poetici, più diretti e così via.
Non posso prevedere come il resto dei miei compagni trascriveranno i loro pensieri.
La mente di un ragazzo è uno spirito che sembra un ammasso di gas che ancora non ha una forma ben precisa, ma cerca di essere un ribelle: non riuscirai mai a prevederla, non finché l’ammasso di gas non avrà una forma certa, mi spiego?
Spero che in questa pagina tu possa trovare quello che stai cercando.
Il nostro contatto per ora finisce qui, ma in futuro parlerò con te di nuovo, tu spirito osservatore che leggi i pensieri altrui.

Ilaria Pesciullesi, 4C  

Non è solo questione di voti

"Vai tranquilla, di sicuro la verifica è andata bene!"
"Sì, come sempre: dici di aver fatto schifo e poi ti arriva 8 o 9."
"Non credo minimamente che tu possa aver sbagliato."
"Quanto hai di media? Vedi? È alta, anche se prendi 5 la materia è sufficiente."
No no no e no. Dovete stare tutti zitti.
Sapete come sono fatta, no? Dubito sempre di me, ho ansia per tutto. Necessito di sfogarmi, di urlare "MI È ANDATO MALE UN COMPITO" e voi non dovete dire il contrario.
Non fate nascere in me delle aspettative.
Se poi alla fine del mio sfogo scopro che la verifica è andata bene, d'accordo, ne sarò felice e ammetterò che avevate ragione.
Ma ora no. Non adesso. Ora mi dovete ascoltare senza parlare.
Non è questione di voti per me.
Non riguarda l’insufficienza. Questa mia paura che ho dentro non ha nulla a che fare con il voto.
"Lo sapete no, che è la mia prof preferita. Quell'idea, quella paura che ho sempre avuto si sta per realizzare. Rischia di diventare reale."
Ma no, voi non potete capire. Non riuscireste mai a comprendere cosa c'è alla base delle mie preoccupazioni. A voi interessa solo che la verifica sia andata bene.
Vi interessa vedere il numero che vi deve essere affibbiato per forza.
Non è questione di voti.
È questione di sguardi. L'idea di vedere la delusione nei suoi occhi mi spaventa.
Immaginare solo minimamente di perdere la stima che penso lei abbia nei miei confronti mi fa male.
Tutto ciò che ho costruito in tre anni, andato in frantumi perché mi sono fatta prendere dall'ansia nel momento decisivo.
Perché non ho saputo riprendere il cervello e farlo concentrare sul testo.
Perché non ho contrastato il dubbio di aver sbagliato e ho corretto male.
Fanculo il voto, fanculo la media…
Spero di non averla delusa troppo.

Alice Maestrini, 3H