Il Marco Polo si racconta

Questa nuova avventura

Conosciamo tutti il significato di questa parola, “Esperienza”?
È una parola usata spesso, dagli altri principalmente quando mi consigliano “Vai da qualcuno che ha più esperienza”, “Lui ha già fatto esperienza, quindi ti saprà aiutare.”
Ma cos’è realmente questa “esperienza”? Perché continuiamo a dire che le persone con più anni hanno maggiore “esperienza”?
Io la considero come qualcosa che una persona affronta, un fatto nuovo a cui va incontro senza averlo mai fatto prima e che, successivamente, gli darà più conoscenza. Per questo, quindi, diciamo che le persone più grandi se ne intendono di più. Perché nel corso della loro vita hanno potuto affrontare più avventure, hanno fatto maggiori esperienze che ora possono raccontare agli altri, dando anche il loro consiglio personale. Quindi, posso dire che anch'io ne sto vivendo una, di esperienza. Ed è quella che riguarda proprio il post che stai leggendo tu. Non ho mai veramente scritto pensando che qualcuno potesse leggere le mie parole. L’ho sempre fatto principalmente per svago, prima di dormire, dando sfogo a tutte le mie fantasie.
E invece ora ho l'occasione di scrivere cosa penso e di condividerlo con qualcuno, ricevere consigli da altri ragazzi e da chi se ne intende di più e migliorare, perché no, il mio stile di scrittura.
Sono pronta per questa esperienza, e so che mi cambierà. Perché, alla fine, è questo il vero obiettivo.

(Alice Maestrini, 3H)

Come si fa ad essere grandi?

“Tra qualche anno sei maggiorenne, lo sai che significa?” No, non lo so, non lo so proprio. O aspetta, forse lo so, so cosa significa essere maggiorenne per la legge italiana, ecco sì questo lo so. Ma io? Non lo so chi è il mio “io” maggiorenne. E ho paura, lo ammetto, ho paura perché succede tutto così velocemente e perché non lo si può fermare, il tempo. E il tempo passa e io cresco e ho 11 anni e poi ne ho 13 e sono 16 anni che ci sono e “non sono nessuno”. E sai l'ansia? L'ansia che ti opprime dal primo momento in cui apri gli occhi la mattina perché non è ancora cambiato niente? Un altro giorno come gli altri, e questo forse vuol dire che non hai fatto abbastanza, che non sei abbastanza; sarò mai di più di quanto sono sempre stata?  Le epifanie miracolose che ti schiariscono la mente e ti risolvono tutti i problemi succedono solo nei film. Anche io vorrei sapere come attenuare le voci nella mia testa: le aspettative che mi creo da sola e che sembrano irraggiungibili; no, sono io che non mi impegno abbastanza. Ma come si fa? Come si realizzano i sogni nel cassetto? Avrei bisogno anch’io di un Virgilio, perché la mia selva oscura sembra non finire mai e la differenza è che io non la vedo la luce in cima alla collina. Fin da bambini ripetiamo che non vediamo l'ora di diventare grandi e quando finalmente siamo vicini all'esserlo, non siamo più poi così sicuri di volerlo, vero? Perché lo sappiamo bene che allo scoccare del diciottesimo compleanno non succederà un bel niente, a meno che non siamo noi a farlo succedere. Una cantante diceva “Ma tu come fai? Tu che mi sembri seria? Svelami tutti i tuoi trucchi” Solo recentemente ho capito il vero significato di queste parole: una maschera, perfettamente truccata di finto controllo e fittizia sicurezza che vediamo indosso alla gente e che forse abbiamo indossato anche noi. Ma non facciamoci ingannare: quelle vite che ci appaiono perfette non lo sono, quelle persone che “come diamine hanno fatto ad arrivare fino a lì?... neanche loro lo sanno e di sicuro non lo sapevano alla nostra età.  Un giorno è successo. Quell'avvenimento che ha cambiato totalmente la loro vita e gli è caduto addosso come un secchio d'acqua fredda; non se lo aspettavano, non lo avevano pianificato. Non abbiate fretta, non corriamo, anche se lo so che non vediamo l'ora che quel giorno arrivi, ma fidatevi quando vi dico che non c'è molto che possiamo fare nell'attesa. Perciò basta! Basta preoccuparsi di un giorno “sprecato”, di un'ora di studio in più o in meno, di un allenamento in più o in meno, perché se davvero questi sono gli anni della spensieratezza, e voglio credere che lo siano, rendiamoli tali.

(Gaia Pisanello, 3M)

lettera34

In questi giorni, in questo periodo ci sentiamo sempre più soli. Soli, senza amici, soli con noi stessi. Abbiamo molto più tempo da dedicare alla nostra famiglia, a noi… Questi giorni mi hanno dato da pensare. In televisione si sentono sempre le solite notizie, le solite, tragiche notizie. Sinceramente io non sono molto preoccupata per questo virus… lo so che sono morte tante persone, lo so che non è da sottovalutare, quando vado fuori sento il silenzio. Silenzio per le strade, ci sono le macchine ma non si muovono; ci sono le persone, poche, ma nessuno parla; si sente la pressione tra le vie e tra di noi. Io Sono abituata a stare da sola, non esco mai e soprattutto non ho amici vicini a casa, per avere un po’ di compagnia utilizzo il telefono. Insomma come al solito, per noi giovani d’oggi è un qualcosa di abituale guardare il telefono. Sicuramente qualcuno impazzirebbe senza di esso… Be’ è diventato ormai essenziale comunicare con la tecnologia, ci stiamo evolvendo. Insomma per dire qualcosa basta mandare un semplice messaggio, dare uno squillo. E poi per trasmettere i propri stati d’animo bastano le emoji. Dato che ho molto tempo libero, ora più di prima, molto spesso oltre che a fare i compiti e fare chiamate con le mie amiche mi metto a pensare. Sì a pensare, anche a cose stupide… Oppure a ricordare, ricordare i momenti felici passati con le persone più importanti; ricordare le mie vecchie amicizie e a rimuginare sulle mie scelte. Pochi giorni fa festeggiavo il mio compleanno, be’, un compleanno memorabile devo ammettere. Quest’anno credo che me lo ricorderò come quell’anno in cui finalmente si resta in pace con sé stessi. Sì perché sei da solo, magari con i tuoi genitori certo, ma pur sempre da solo. Non fai più quello che facevi prima, la tua routine è cambiata e probabilmente ti stai annoiando a morte. Le uniche cose che fai è stare costantemente a sedere da qualche parte, mangiare come un bufalo e ascoltare canzoni deprimenti… è ciò che fanno gli adolescenti. Credo però che sia il momento buono per capire noi stessi. Prima di ora non avevamo tempo per queste ‘stupidaggini’, troppo occupati con la scuola, il lavoro o lo sport. Ci preoccupavamo sempre prima degli altri ancor prima di noi stessi. “Bisogna amarsi, amare noi stessi, amare gli altri e aiutarsi a vicenda. Siamo una grande famiglia e tutti siamo nella stessa medesima situazione chi più chi meno.” Questo è ciò che avrebbe detto mia nonna, colei che è sempre qua accanto a me anche se non la vedo, colei che mi ha amato, ha amato me stessa più di quanto mi ami io. Sono una persona insicura per quanto non sembri, non amo essere al centro dell’attenzione, nascondo sempre le mie emozioni a parte la mia rabbia incontrollabile. Questi sono giorni preziosi, è l’ora di cambiare, vivere e amarsi.

Gaia Laera, studentessa 1D, 28 aprile 2020

 

lettera33

Sono qui, sul mio letto, che cerco di scrivere qualcosa che possa racchiudere, anche se solo in parte, quello che tutti noi stiamo vivendo. Queste parole che, quando tutto sarà finito, (perché tutto andrà bene, lo so) mi ricorderanno ancora di più, quanto io sia fortunata ad avere quello che ho. Anche le più piccole cose. In questi giorni di reclusione, sto riscoprendo dei valori inestimabili; cose di cui prima, non capivo la vera importanza, ma che ora mi spingono a tenere duro e a sperare. Perché so che quando tutti insieme, uniti dalla forza della speranza e della fratellanza, sconfiggeremo questo nemico invisibile che ci ha scombussolato da un giorno all'altro la vita, sarà bellissimo. So che quei quei momenti che presto vivremo sapendo che ce l'abbiamo fatta saranno estremamente intensi, da brividi; perché sapremo viverli meglio di prima. Gli abbracci, i baci, saranno così stretti e pieni di amore, da compensare tutti quelli che non abbiamo dato e ricevuto in questi mesi. I tramonti in spiaggia, la brezza sul viso, un ballo scatenato fra amiche o la canzone che aspettavi ad un concerto, saranno pieni di vita, al sapore di libertà. I parchi, il mare, le serate fuori fino a tardi, i racconti dei nonni o un gelato in compagnia su una panchina. Il sonno alle 7 di mattina, quando la sveglia suona, gli sguardi d'intesa e le risate tra amiche, la cioccolata calda alle macchinette e gli appunti sfogliati velocemente prima di una verifica. Quelle giornate piene di impegni, in cui torni a casa alle sei, sfinita, l'autobus pieno di gente accalcata e le corse che facciamo per non perderlo. Lo zaino sulle spalle, gli auricolari nelle orecchie e, ogni venerdì, il suono del mio pianoforte e del violoncello della mia amica Sofia, che si uniscono in una meravigliosa melodia. Questi momenti, insieme a molti altri, mi mancano davvero moltissimo e per questo, come dovremmo fare tutti, mi impegno per far sì che possa riviverli molto presto. Credo negli esseri umani e credo nel nostro Paese, che uscirà da tutto questo, ne sono convinta, più unito e forte, grazie a noi italiani. Quando sono triste, penso ai tantissimi medici che stanno lavorando per noi ogni giorno, ai ricercatori, alle donne che vivono con un marito violento e a coloro che hanno perso il lavoro o che stanno male. Capisco che non mi posso lamentare veramente perchè ci sono persone che stanno davvero molto peggio di me. So che quello a cui siamo obbligati é frustrante ma, in questo modo, lontani ma vicini, possiamo aiutarci e tornare alla normalità insieme. Perchè... ANDRA' TUTTO BENE

Emma Rottichieri, studentessa 1M, 28 aprile 2020

 

lettera32

Buongiorno ragazzi,

siamo Erica e Francesca, le educatrici di scuola. Ci ha fatto molto piacere leggere cosa hanno scritto alcuni di voi e alcune mamme in questo spazio. Scriviamo qui perché anche a noi manca molto la scuola, ci manca vedervi arrivare in giardino a ricreazione, tutti insieme, nelle vostre bellissime diversità. Ci manca starvi vicino e parlare con voi occhi negli occhi.

La sospensione della normalità che stiamo vivendo è arrivata all’improvviso e, diciamoci la verità, ha sconvolto un po' tutti. Ma è necessaria per uscire da quest’emergenza il prima possibile, c’è poco da fare. Anche se ancora per un po’ di tempo non potremo riabbracciare i nostri amici, non potremo portare avanti le nostre attività come eravamo abituati a fare e ci può succedere di sentire incertezze e paure nuove, rimane una cosa importantissima che possiamo fare: provare a gestire nel modo migliore il nostro tempo, cercando di stare adesso meglio che possiamo e di rimanere proiettati verso il futuro.

Può capitare di sentirci un po’ più soli in questo periodo. E possiamo provare a decifrare questa solitudine, a guardarla un po’ più da vicino. Se la percepiamo come una dimensione in cui siamo portati a riflettere sulla nostra normalità sospesa, su ciò che per noi è davvero importante, sui nostri progetti, le nostre passioni, allora cerchiamo di non farci bloccare da ciò che può esserci di fastidioso e di coglierne la carica positiva!

Se invece ci sentiamo soli e questo ci fa solo stare male, non diamo corda a questo stato d’animo, per nessun motivo al mondo. Se c’è qualcosa che non va, anche se serve un po’ di coraggio, cercate di parlarne con chi è a casa con voi, di condividere i vostri pensieri. Per chi è lontano e ci manca… Scrivere o vedersi in videochiamata non sostituirà mai un abbraccio, ma se davvero vogliamo mantenere un contatto, gli strumenti che abbiamo ci permettono comunque di sentirci più vicini. Usiamoli al meglio!

Insomma ragazzi, noi (Francesca e Erica) ci siamo trovate a parlare di come questo periodo ci stia facendo riflettere quotidianamente e in un modo più profondo sull’importanza della condivisione e, appunto, ci piacerebbe iniziare a condividere questa riflessione con voi. Avere cura delle nostre relazioni è una delle cose più belle e importanti che possiamo fare,  anche in questo periodo. In questo periodo, forse, possiamo riscoprirlo o rifletterci in modo diverso.

Riflessioni profonde a parte, ci piacerebbe semplicemente sapere come passate questi giorni, quindi, se vi va, motivo in più per scrivere qui!

Vi mandiamo un abbraccio,

Erica Mariani  e Francesca Lurci. educatrici, 22 aprile 2020

lettera31

Buongiorno,mi chiamo Federico e frequento la classe 5H della succursale dell'istituto.

Non avendo avuto altre occasioni del genere per divulgare una mia riflessione sulla situazione di questi ultimi tempi,ho pensato che questa sezione del sito potesse essere un luogo adatto per attuare questo mio commento a riguardo.
 
Ormai questi 5 anni di scuola superiore sono quasi finiti e mi dispiace davvero tanto che la situazione abbia cambiato il percorso annuale in svolgimento.
Non tanto per quanto riguarda le lezioni o qualsiasi altra cosa riguardante la parte didattica dell'anno 
(difatti ,seppur diversamente, tutto ciò che ruota intorno all'istruzione ne abbiamo a che fare comunque anche durante questo periodo di reclusione)
Ma quello che questo periodo mi ha veramente segnato è stato l'aspetto umano e la possibilità di vivere la propria vita quotidiana come siamo sempre stati abituati nella società di tutti i giorni fino ad adesso. Mi manca il non poter rivedere i miei amici,le mie amiche, ma questo non dal punto di vista di compagni e compagne di classe, ossia non di ritornare semplicemente alla "vita scolastica di tutti i giorni",ma loro mi mancano dal punto di vista umano. Perché non è la stessa cosa vedere virtualmente delle persone o in questo caso degli amici cari e perdipiú senza avere la possibilità di distaccarsi dal contesto scolastico parallelo, piuttosto che avere la possibilità di rivedere loro nuovamente dal vivo senza la pressione della comunicazione a distanza e con la possibilità di riavere un contatto riavvicinato e di conseguenza un rapporto più reale e veritiero.
Io spero ancora nella possibilità di poter concludere questo periodo in una maniera più somigliante possibile a come siamo sempre stati abituati, di poter celebrare la fine dell'anno scolastico insieme ai miei amici e amiche.
Mi dispiacerebbe dover concludere l'anno semplicemente salutando testualmente i miei amici e amiche e congedarsi in maniera astratta e magari perdersi di vista senza neanche essersi rivisti almeno una volta dopo il 4 di marzo.
Ultima cosa ma non per importanza.
Questa improvvisa situazione mi ha anche impedito di proseguire la mia esperienza nel corso di cinema che la sede aveva organizzato,e che io tanto adoravo. Sarebbe stato un sogno,dopo quelle due prime lezioni a febbraio poter proseguire la mia esperienza in questa splendida arte all'interno di quella tanto aspettata occasione,e magari... Un giorno a fine dell'anno.... Aver potuto mostrare a tutta la scuola e a tutti i miei compagni di classe,(a cui avevo tanto parlato di ciò) l'eventuale cortometraggio che tanto avrei sognato di realizzare in gruppo con tutti i partecipanti del corso di cinema.
Purtroppo questo non è stato possibile.....
Non nego la possibilità che un giorno possa portare avanti questa mia occasione mancata,ma non so se sarà la stessa cosa che se la avessi attuata quest'anno.
In conclusione spero come tutti,la possibilità di fare tornare tutto alla normalità e che tutti possano tornare a essere più felici possibile,ma spero anche un giorno di potere tornare ad avere il permesso di abbracciare intensamente tutti i miei amici e le mie amiche, perché solo in questo modo si potrà fare trionfare il sentimento di amicizia e di conseguenza di fare in modo che questo lungo percorso sia servito a qualcosa.
 
Federico Nencioni, studente 5H, 20 aprile 2020
 

lettera30

Buongiorno sono Laura mamma di un alunni della classe 5H
Trovo che questa sia una bellissima iniziativa perché condividere il pensiero in questo momento molto particolare della nostra vita sia una bella cosa.
Da molto tempo mi sono fatta delle domande e forse ora mi piacerebbe trovare delle risposte anche se forse non le avrò mai.
La prima è perché non possiamo più vivere senza il cellulare e sentiamo il bisogno impellente di leggere e rispondere ai messaggi ?
Perché in una città piccola come Firenze ci sono supermercati aperti H24 ?
Perché dobbiamo ordinare un prodotto online con consegna immediata, che arriva dall ‘ altra parte del mondo quando lo possiamo trovare tranquillamente nel negozio sotto casa ?
Perché devo pagare una bottiglietta d’acqua 8 euro solo perché c’è l’ etichetta disegnata da Chiara Ferragni ?
La chiave comune di tutte queste domande è la parola ESIGENZA.
Un bel giorno qualcuno molto più furbo di noi ha capito che il nostro cervello si può manipolare a tal punto da farci pensare che per l nostra vita e sopravvivenza fossero essenziali alcune cose.
Oggi ci rendiamo conto che le cose veramente essenziali sono poche e basilari. In primis la salute, poi la famiglia, i nostri cari, i nostri amici, poi il cibo, l elettricità, l acqua, il riscaldamento.
Dobbiamo capire che il pane è buono anche raffermo, che il cibo e l’acqua sono generi che non dobbiamo sprecare, che possiamo fare anche tragitti a piedi, che al primo posto in cima alla piramide ci siamo noi come persone e i nostri familiari di cui in questo momento, sentiamo tanto la mancanza. Dovremmo anche rivalutare le parole RINUNCIA E SACRIFICIO. In questi giorni a casa stiamo sistemando le nostre stanze, i nostri armadi e basta uno sguardo per capire che ci basterebbe metà della roba che possediamo per fare una vita dignitosa e che con l’altra metà si potrebbe aiutare un altra parte di mondo che si trova in condizioni disperate.
BUONA VITA A TUTTI
 
Laura Sartoni, madre di un alunno, 6 aprile 2020